Email Antonella Sapio del 13 novembre 2006 (ore 23,29)

 

Re: Un Corpo Civile di Pace in Libano?

 

Intervengo con piacere in merito ad una questione che ritengo necessario chiarire e che si nutre di alcune confusioni concettuali.

 

Leggo che al cosiddetto tavolo-Libano si sta discutendo di organizzare "Corpi civili di pace" in quella area.....e, come ben sappiamo, questa espressione viene spesso utilizzata per indicare interventi civili di pace piuttosto che realtà strutturate (e istituzionalmente organizzate) come i Corpi civili di Pace.

 

Credo sia necessario chiarire un punto fondamentale: non è possibile utilizzare uno stesso concetto per indicare "cose" completamente diverse.

La differenza tra "Interventi civili di pace o di interposizione" e Corpi Civili di Pace è notevole e ben sostanziale.

I primi, concettualmente e praticamente; stanno ad indicare interventi effettuati da civili in aree di conflitto tesi a promuovere processi di pace...in questo ambito, e con accezione più restrittiva e specifica, ritroviamo gli interventi civili di interposizione.

Questa tipologia di operatività è specificamente riferita alla attività svolta dal privato sociale organizzato attraverso progetti finanziati.

I "Corpi civili di Pace" dovrebbero rappresentare, almeno secondo la letteratura di riferimento, una realtà istituzionale strutturata che in Italia è ben lungi a venire....

Per quanto mi riguarda, ritengo necessario compiere una operazione culturale di demistificazione rispetto a quanto sta avvenendo (non a caso) sulla questione Libano ad opera del cosiddetto relativo "tavolo".

 

Che il tavolo-Libano si stia occupando di impiantare un progetto unitario di intervento civile per la pace in Libano è chiaro e condiviso.....ma alimentare la fantasia che questo stia a rappresentare, per il movimento e per le istituzioni, la realizzazione di Corpi civili di Pace in Italia è irreale oltre che rischioso, sia dal punto di vista teorico-concettuale che politico.

 

Invito dunque ad una riflessione sul tema e soprattutto ad una attenzione, a cui non possiamo sottrarci, a non "creare" ad hoc (seppure sulla base del nostro entusiasmo e delle nostre profonde motivazioni) esperienze virtuali che nella realtà di fatto non esistono.

 

Antonella Sapio