Email Antonella Sapio del 14 novembre 2006 (ore 20,04)

 

Ringrazio Silvano per aver inviato in rete l'articolo di Alberto e colgo l'occasione per riprendere e dettagliare meglio la riflessione sui "Corpi civili di Pace" e per suggerire alcuni elementi che ritengo importanti per evitare confusioni, in questo periodo presenti, e che non giovano al nostro lavoro.

 

Ovviamente concordo pienamente con quanto riportato nell'articolo di Alberto....il problema che si pone, infatti, non riguarda certamente i contenuti che definiscono l'operato dei Corpi civili di pace, su cui siamo tutti d'accordo, ma la loro struttura e la loro articolazione in rapporto agli organismi istituzionali.

In linea generale, a mio avviso, si riconoscono due orientamenti (teorici e pratici) che si ispirano a due accezioni diverse, di cui una più estensiva e l'altra più restrittiva:

 

- Accezione più "estensiva"

Secondo questo approccio, l'espressione "Corpi civili di Pace" verrebbe per lo più riferita a persone, spesso volontarie, che operano per conto di associazioni mettendo in campo "interventi civili di pace", in terre di conflitto all'estero.

Si tratta spesso di iniziative riferibili a piccoli gruppi, autogestite, con margini di operatività ristretti e con riconoscimento istituzionale labile (spesso inesistente).

 

- Accezione più "restrittiva"

Secondo questo altro approccio, presente nei documenti ufficiali, si intende riferire l'espressione  "Corpi civili di Pace" a realtà strutturate e solidamente organizzate, dotate di risorse e strumenti, composti sia da esperti che da volontari, che operano in riferimento a specifici apparati, sia governativi sia misti (pubblico-privato sociale), che siano tuttavia in grado di compiere attività complesse sia di tipo interno (reclutamento, formazione ecc.) sia di programmazione degli interventi.

I Corpi civili di Pace sarebbero costituiti da "operatori per la pace" in grado di intervenire sia sul territorio locale (violenza urbana ecc.) sia, previa specifica formazione, in contesti non occidentali e culturalmente diversi 

 

Nel primo caso, dunque, abbiamo "interventi civili per la pace" ad opera di volontari che si muovono all'estero all'interno di piccole o grandi organizzazioni associative, sulla base di progetti finanziati dagli Enti o autofinanziati.

 

Nel secondo caso abbiamo un modello misto che incardina all'interno delle istituzioni i Corpi civili di Pace pur continuando ad avvalersi della preziosa risorsa della società civile.

 

Per quanto mi riguarda sarei più propensa a ritenere come più appropriata nel primo caso l'espressione "interventi civili per la pace", piuttosto che Corpi civili di Pace che lascerebbero immaginare una struttura organizzativa di fatto nel primo caso non presente.

Utilizzerei l'espressione, certamente ben impegnativa, di Corpi civili di Pace per indicare, con accezione più restrittiva, una realtà ben più complessa e comunque articolata inevitabilmente anche all'interno delle istituzioni governative.

 

Ritengo necessaria questa riflessione perchè, come sapete, si sta tentando, a mio avviso in modo ben confusivo, di far passare l'idea che in Italia ci siano Corpi civili di Pace (quando mai sono stati istituiti???) e che questi verranno inviati in Libano.....

 

A mio avviso, il lavoro ben pregevole del tavolo-Libano non potrà che essere quello di progettare (così come da sempre hanno fatto le associazioni) "interventi civili per la pace" in Libano.....ma certamente non quello di costituire un Corpo Civile di Pace (che attualmente non esiste in Italia nei termini giuridico-istituzionali in cui dovrebbe) che sarebbe ben irreale inviare dunque in Libano.

 

Per quanto mi riguarda, ritengo essenziale che chiariamo che i Corpi civili di Pace non sono mai stati istituiti in Italia.....altrimenti non usciamo nè dalla confusione né dalla strumentalizzazione politica che se ne sta facendo.

 

Questa precisazione è fondamentale, semplicemente perchè il nostro governo sta spingendo per "liquidare" la questione al tavolo-Libano, lasciando credere (in piena collusione con alcune associazioni) che l'esperienza del tavolo sia di per sé attivatrice del processo di costituzione dei CCP. 

Ovviamente non è e non deve essere così......e ritengo

necessario compiere una operazione di demistificazione rispetto alla enfasi (pur se in buona fede) con cui si sta conferendo un significato incongruo, inesatto e irreale ad una esperienza di lavoro ben più circoscritta e limitata.

 

A mio avviso, è necessario far chiarezza sui percorsi istituzionali che potrebbero oggi innescare un lento processo in grado di pervenire alla costituzione di Corpi civili di Pace.....e ciò non ha purtroppo nulla a che vedere né con la cooperazione internazionale (da cui bisogna rendere ben indipendente il lavoro per la pace) né con questa particolare esperienza del tavolo-Libano, certamente benvenuta e pregevole, che seguiamo con attenzione e che caldeggiamo, ma che merita di essere definita tout court, con maggiore appropriatezza, come una esperienza di sinergia tra associazioni per un "progetto di intervento civile per la pace" in Libano.

 

La costituzione di un Corpo civile di Pace italiano (prima ancora che europeo), a mio avviso, è ben altro... e segue percorsi istituzionali ben differenti.

Credo sia rischioso, soprattutto dal punto di vista politico, stornare l'attenzione su un terreno "chiuso", come quello della cooperazione internazionale, incoraggiando i nostri politici a ritenere di poter "liquidare" la questione Corpi civili di Pace intorno a un tavolo che non può andare oltre se stesso.

 

A partire, dunque, dal documento di Alberto che condivido pienamente, aggiungerei alcune precisazioni sulla definizione dell'assetto giuridico-istituzionale dei Corpi civili di Pace, sottolineando con chiarezza che il tavolo-Libano, comunque meritevole di apprezzamento, non potrà farsene carico e non può essere per noi un riferimento in tal senso....certamente può tuttavia rappresentare una interessante esperienza di lavoro tra associazioni per la elaborazione di progetti comuni di intervento.

 

Per quanto mi riguarda, suggerirei al tavolo-Libano di non continuare ad incoraggiare la confusione sull'argomento e di definire con maggiore correttezza e appropriatezza il proprio progetto di intervento, senza citare Corpi civili di Pace che semplicemente non esistono.

Grazie  e a presto

 

Antonella