Email di Antonella Sapio del 17 novembre 2006 (ore 22,14)

 

Carissimi/e,


ovviamente sono in disaccordo con quanto scrivono sia Silvano che Raffaele mentre ho apprezzato lo scritto di Angelo ....ho comunque l'impressione che sia utile una ultima precisazione per far giungere a compimento la nostra riflessione.

Nessuno mette in discussione ovviamente il contenuto di ciò che viene fatto....definire una attività come effettuata da "Corpi civili di pace" non la qualifica meglio di quanto avverrebbe se fosse definita come un "intervento civile ecc.".

Non si sta, cioè, sminuendo il valore delle cose ma semplicemente cercando di individuare un modo più corretto ed appropriato per esprimere in modo veritiero ciò che nella realtà avviene.

Facciamo un esempio.

I Berretti Bianchi hanno spesso definito in termini di "Ambasciata di pace" alcune loro esperienze....ovviamente tutti noi sappiamo cosa intendono dire i Berretti Bianchi quando usano questa espressione...che ha un suo valore comunicativo all'interno di un determinato contesto in cui quel significato è condiviso.

Si tratta, ovviamente, di una espressione che in gergo viene definita "iperbolica" (Silvano lo sa bene perchè, da buon poeta, conosce bene le figure retoriche della lingua italiana!)...questa stessa espressione, in altri contesti, potrebbe essere del tutto priva di valore comunicativo.

Se, cioè, il nostro governo usasse questa espressione, la nostra rappresentazione concettuale sarebbe la stessa?.. ovviamente no....nessuno penserebbe ad una "Ambasciata di pace" del nostro Ministero degli Esteri composta da un paio di volontari che per alcuni mesi soggiornano all'estero in un piccolo appartamento  preso in affitto...sarebbe un paradosso.

Ciò vale anche per i "Corpi civili di pace".

Il problema è solo questo: non possiamo usare "nomi" identici per indicare "cose" e "realtà" profondamente diverse.....tutto ciò genera confusione, oltre che scarsa credibilità, e i termini rischiano di divenire privi di valore comunicativo.


Che nome dovremmo allora dare ad organizzazioni, come quella tedesca, che con 20 milioni di euro all'anno gestiscono "Corpi civili di pace" in grado di compiere interventi complessi e articolati, per nulla paragonabili a quanto, con lo stesso nome, noi ora indichiamo?

E' chiaro che c'è bisogno di utilizzare termini diversi che siano in grado di evocare diverse rappresentazioni della realtà.

Per quanto mi riguarda, senza troppe complicazioni, seguirei la letteratura ufficiale....a cui, volenti o nolenti, siamo tenuti a far riferimento....e semplicemente direi che il tavolo-Libano sta progettando "interventi civili di pace" e che il processo per la costituzione dei Corpi civili di pace in Italia (così come in Europa) deve purtroppo ancora decollare....secondo me affermare il contrario è ben confusivo, pur se appagante i nostri desideri e la nostra fantasia.

 

Per quanto sia difficile esprimere ironia in email, consentitemi una battutaccia.....ho quasi l'impressione che ci si stia muovendo come se colti da una sorta di "fondamentalismo pacifista"....che a tutti i costi ama credere in qualcosa che nella realtà potrebbe non esistere.....

Se così fosse, non c'è dubbio che di questo il Libano, oggi, non ha certamente alcun bisogno.


Carissimi saluti

Antonella