Email di Raffaele Barbiero del 18 novembre 2006 (ore 13,01)
ciao antonella,
ho letto il tuo messaggio e
convengo con te che formalmente non è corretto scrivere ccp se sono
<interventi civili di pace>, così come è un iperbole scrivere
"ambasciate di pace" quando ci sono 2 persone volontarie per pochi
mesi in appartamenti presi in affitto, ti assicuro però che non sono un
fondamentalista pacifista, ma, come scritto, penso sia
"politicamente" conveniente per l'obiettivo indicare gli interventi
che entrano nel conflitto (non quelli solo umanitari) come corpi civili di
pace.
Questo almeno a livello di comunicazione generale e rivolta a tutti, poi è
chiaro che se si è in convegni o in ambiti specialistici si spiegano le dovute
differenze e si fa "pelo e contropelo". L'indicazione corpi civili di
pace credo però sia piu' opportuna proprio per indicare subito nell'immaginario
delle persone ciò che si vuole, cio' che si prefigura e abituare le persone e i
nostri interlocutori a questo obiettivo, evitando anche di confonderli perchè
una volta si dice ccp, l'altra interventi civili di pace, un'altra ancora
difesa popolare nonviolenta, ecc., così che il nostro interlocutore (diretto o
l'opinione pubblica in generale) non ha mai chiaro cosa si vuole.
E' una forzatura è fondamentalismo? Non credo, però non ne faccio un punto
sul quale spaccare il capello in quattro per cui se dentro l'Ass. ipri-rete ccp
riteniamo che finché non si saranno raggiunti i ccp nelle modalità
istituzionali a cui la letteratura in merito ci ha abituato usiamo pure altra
modalità, pero' cerchiamo di definire in fretta cosa dire e soprattutto di
usare TUTTI la stessa modalità.
Infine è evidente che quando si definisce un tipo di intervento il destinatario
del tuo operare deve sapere bene cosa sei e cosa puoi/sei in grado di dare
(questo vale per il Libano, ma anche per tutte le altre zone di conflitto dove
si interviene) e con il destinatario si deve essere molto, molto precisi su
quello che si puo' fare per evitare illusioni e delusioni.
cordiali saluti
raffaele barbiero, alon forlì-cesena