Email di Riccardo Troisi (Rete Italiana Disarmo) del 22 novembre 2006 (ore 22,45)
Oggetto: Piattaforma
CCP per Stati Generali
Ecco l'ultima versione della piattaforma
di lavoro approvata dopo il seminario di ieri. Domani sarà presentata anche
nel gruppo di lavoro. Oggi la ministra Sentinelli ha nuovamente ribadito pubblicamente il suo interesse per questo percorso.
Inoltre
Più strumenti civili di promozione
della pace e gestione dei conflitti per l'Italia
Nel dibattito italiano di questi mesi sul come intervenire nei conflitti internazionali c'è un grande assente: la gestione civile dei conflitti.
Non si tratta di qualche trovata
utopica, ma di una serie di misure che, ad esempio, l'Unione Europea ha
intrapreso dal 2000 e che ha portato il Consiglio Europeo a darsi, lo scorso
anno, un percorso per il potenziamento delle capacità civili di
intervento nelle crisi per il 2008, che prevede tra l'altro Corpi Civili
di Risposta Rapida (Civilian Response Teams). Anche a
livello nazionale altri paesi europei stanno decisamente
imboccando questa strada, come
L'intervento di team civili nei conflitti è al momento attuato, ad esempio, da OSCE, Unione Europea nelle missioni PESD e in progetti di peacebuilding finanziati dalla Commissione, dai Servizi Civili di Pace del governo tedesco, etc.
A questo quadro si aggiunge la peculiarità dell'esperienza italiana: la società civile nelle sue diverse espressioni ha espresso interventi che, accomunati dalla scelta nonviolenta, hanno realizzato già a partire dai primi anni 90 una costruzione della pace dal basso con una qualità ed una fantasia che hanno pochi termini di paragone in Europa e probabilmente nel mondo. Sia che si trattasse di interventi di interposizione, di diplomazia popolare, di ricostruzione del tessuto civile, di riattivazione di processi democratici, di accompagnamento civile, tutti nell'ottica non partigiana di una riconciliazione tra le parti, hanno svolto il ruolo di un corpo civile di pace. Nonostante ciò in questi anni gli interlocutori istituzionali sono stati in Italia quasi unicamente gli Enti Locali (comuni, provincie, provincie autonome, regioni), mentre alcune esperienze sono stati riconosciute e sostenute dalle istituzioni europee. Il dialogo con il governo nazionale, invece, si è spesso arenato di fronte al fatto che questi interventi non erano riconducibili ad azioni di cooperazione intese in senso classico.
Parallelamente si è sviluppata, per la tenace lotta della società civile, una legislazione estremamente avanzata in materia di obiezione di coscienza che ha portato la possibilità per gli obiettori di un intervento civile all'estero ( primo caso al mondo) e recentemente alla nascita di un comitato consultivo sulla difesa civile.
Le associazioni firmatarie ribadiscono al Governo italiano la necessità di:
1. affiancare in modo netto agli obiettivi di politica estera, sia europea che italiana, il peacebuilding civile, valorizzando le miriadi di esperienze di diplomazia popolare di cui sono portatrici organizzazioni della società civile italiana ed europea e prevedendo un sostegno e adeguati finanziamenti in aggiunta agli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. I progetti focalizzati sulla costruzione della pace sono a pieno titolo parte della cooperazione allo sviluppo. Recenti documenti unanimi dell'Unione Europe (European Consensus on Development) e dei governi donatori (OECD-DAC) lo ribadiscono.
2. Occorre un referente politico (ad esempio un vice-ministro) e una struttura riconoscibile e trasparente incaricata di seguire in maniera continuativa le iniziative politiche di prevenzione dei conflitti violenti, di gestione civile delle crisi e di mediazione di pace e di riconciliazione post-conflitto. In particolare c'è bisogno di una iniziativa forte di coordinamento delle attività esistenti e di finanziamento di progetti sul campo..Cio' faciliterebbe la costituzione di una vera e propria «filiera» della pace, fornendo sapere e progettualità in maniera coerente per politiche di prevenzione e soluzioni civili dei conflitti in tutti i principali ambiti di politica estera: dall'Unione europea all'Osce, all'Onu, dalla cooperazione allo sviluppo, alle politiche commerciali, fino ad arrivare al settore cruciale del commercio di armi. A livello europeo, la gestione civile delle crisi esiste ma è enormemente sottodimensionata rispetto a quella militare, e spesso i paesi nordici sono lasciati praticamente soli a difenderla. L'Italia ha possibilità e interesse a rinforzare gli strumenti europei in questo ambito, specialmente in termini di apertura alla società civile.
3.
Il nuovo governo dovrà realizzare (come da suo
programma elettorale) al più presto i corpi civili di pace, che combinino il meglio degli approcci ai servizi civili di pace
già esistenti in altri paesi europei:
4. Con questi strumenti a disposizione, l'Italia potrebbe mettere in cantiere iniziative politiche forti, istituzionali e della società civile, per prevenire possibili escalation in zone a rischio. Le sperimentazioni in materia non dovrebbero attendere i tempi biblici di una riforma complessiva ma partire immediatamente in aree dove la presenza italiana ha particolari responsabilità o esperienza, coma ad esempio in Libano con l’avvio di una missione esplorativa per l’invio di un corpo civile di pace nel paese.
5.
In Italia la ricerca per la pace è ancora poco
sviluppata con poche iniziative e pochissimi finanziamenti disponibili. Vanno
rilanciati i corsi di laurea, di dottorato e i corsi professionalizzanti che
prepareranno una nuova generazione di operatori di
pace in grado di intervenire nei conflitti, ma in parallelo va anche sostenuta
la definizione di un “Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace e
6.
Commissione per il Peacebuilding.
Le forze armate o di polizia possono svolgere un compito importante per porre
argine alla violenza, sotto mandato delle istituzioni politiche di controllo
(parlamento in Italia, ONU in ambito internazionale). Eppure non è semplice
garantire che l’obiettivo prioritario dell'azione militare sia
creare uno spazio di tregua affinché i civili possano ristabilire condizioni
pacifiche di convivenza e ricostruire le infrastrutture. L'ONU, nel corso della
riforma attuata nel
7. Promuovere una forte azione culturale sui temi del disarmo la mediazione e la risoluzione nonviolenta dei conflitti su tutto il territorio nazionale. Anche per questo pensiamo sia necessario una nuova ricostituzione del Comitato Consultivo DCNANV. In Italia ci sono istituiti corsi di laurea sulla pace e vi sono numerose scuole di peace keeping civile; il personale italiano inviato in missioni civili ONU e OSCE viene spesso reclutato tra questi soggetti, Inoltre vi sono numerose attivita’ di riceca per una soluzione nonviolenta nei conflitti internazionali realizzate da numerose ONG attive in questo campo. Si chiede pertanto alle istituzioni governative nazionali di riaprire un dialogo tra tutti i soggetti che si sono occupati di DCNANV per ricostituire il comitato consultivo, perche’ e’ necessario rivitalizzare un processo istituzionale per promuovere una iniziativa di Corpi Civili di Pace sul territorio nazionale sulla base delle normative vigenti. Crediamo che le numerose emergenze sociali in Italia siano da affrontare anche con questo importante strumento civile, e le numerose esperienze gia’ attuate negli anni in raccordo con gli enti locali di varie regioni italiane sono una documentazione sufficiente, per iniziare a formulare progetti in tal senso.
Alcuni documenti internazionali:
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European
Commission, Communication on Conflict Prevention (COM(2001) 211 - C5-0458/2001 - 2001/2182(COS), April 2001
-
European Parliament resolution (A5-0394/2001)
on the Commission communication on Conflict Prevention (COM(2001)
211 - C5-0458/2001 - 2001/2182(COS), December 2001
-
OSCE, Carta per
-
OEACD-DAC, meeting March 2005...
-
European Consensus on Development,
2006....
Promosso da :
-
Rete Italiana disarmo ,
Rete IPRI-Corpi Civili di Pace, Rete Caschi Bianchi,
Rete Lilliput, Noviolent Peaceforce Europe, European Network for Civilian Peace Services Operazione Colomba, Csdc,
Pax Christi, Libera, Servizio Civile
Internazionale, Assopace, Un ponte per, Beati
Costruttori di Pace, Centro Gandhi e gruppo Jagerstatter
di Pisa, Movimento Nonviolento, Action for Peace/Fiom, Un Ponte Per .