Email di Enrico Peyretti del 20 novembre 2007 (ore 10,49)
In politica, in
famiglia, la verità e il possibile, spese militari e NMD
incostituzionale
Vedo, come tanti altri, questa lettera di Alex
Zanotelli. Sento tutto il problema. Gli siamo grati di tormentarci con la
profezia. So che a sinistra si spiega che l'aumento delle spese militari non è
tutto un vero aumento, perché con Berlusconi quelle spese erano nascoste sotto
altre voci. Mi sfuggono tante cose complicate. Ma vedo bene che certi armamenti
non sono affatto difensivi, ma di natura loro
aggressivi, offensivi, perciò anticostituzionali, come tutto il Nuovo Modello
di Difesa (vedi allegato), che, dal 1991, tutti i governi successivi mandano in
attuazione. So anche - come diceva un amico, importante amministratore comunale
- che "in politica, come in famiglia, bisogna volere anche cose che non
si vogliono". E' vero. Il "tengo
famiglia" non è sempre solo una scusa ipocrita. Non sempre la coscienza di
una persona è libera: abbiamo doveri verso la verità e la giustizia e
altrettanto verso il prossimo e la sua situazione di fatto. Possono esserci
conflitti assai faticosi, tormentosi. Bisognerebbe però che si confessasse
questa fatica. Bisogna che un governo che ha la pace nel
programma confessi e spieghi perché non può fare una migliore politica
di pace. Bisogna che Prodi dica, o faccia dire, o
lasci capire perché sul raddoppio della base Usa di Vicenza ha le mani legate;
faccia capire se e come è ricattato. Oppure se crede che sia bene e giusto
permettere agli Usa questo abuso. Bisogna anche - ma
l'informazione ci dice tutto sui dibattiti parlamentari? - che i parlamentari dicano tutta la verità anche se poi, nel votare, devono fare
il migliore possibile. Allora posso capire che il possibile non è sempre la verità,
ma non per questo è una falsità. Lidia Menapace più di una volta, nelle sue
lettere dal palazzo, ha parlato chiaro e ha spiegato questa differenza. Posso
sostenere un governo e la sua politica che non approvo in tutto, perché vedo
bene che abbattere quel governo non porterebbe a maggiore verità e giustizia,
ma a maggiore falsità e ingiustizia. E' il dibattito
che ci affatica dal 2006. Non possiamo evitarlo. Se la nonviolenza non
fosse anche critica, autocritica, paziente (cioè
che soffre di non riuscire), specie quando entra nelle strettoie
della politica, rimarrebbe retorica.
Enrico Peyretti
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Allegato:
Convegno "Nuovo modello di difesa
italiano" Torino, 1
giugno 2000
Denuncia
del Nuovo Modello di Difesa
C:\Documents and Settings\Utente\Documenti\pace
nonviolenza difesa dpn ccp\00 06 01 scheda NMD .doc
La difesa di un paese civile ed umano deve
rispondere ad alcuni requisiti inderogabili. Che cosa
difendere? E come?
Che cosa difendere? Non ci sono più patrie separate,
la sorte umana è ormai unica, la difesa dalle aggressioni deve essere globale, comune. E poi, non ogni
difesa è lecita: lo è solo la difesa dei diritti umani, comuni a tutti, non
quella del dominio di una parte, degli interessi stabiliti sul privilegio e
l'esclusione. La difesa di una situazione di ingiustizia
non è difesa, ma offesa continuata.
Come difendere un popolo, la sua terra, le sue istituzioni? Non è sempre lecita la difesa militare, che
uccide esseri umani ed espone il cittadino ad ammazzare e ad essere ammazzato. Solo altre vite, non un
interesse, non un potere, valgono una vita umana. Il monopolio della difesa dato alle forze
armate indebolisce la società, resa dipendente dall'esercito, istituzione
separata che si fonda sul segreto e sulla gerarchia autoritaria, che può
mancare lo scopo a carissimo prezzo (in ogni guerra c'è un esercito sconfitto),
che ha un potere mortale usabile a fini eversivi (la storia di troppi paesi lo
dimostra in sovrabbondanza). Un esercito non può assicurare la pace, perché la
vittoria militare (sempre aleatoria) non dà mai la pace, ma è solo l'anello di
una faida, ed è gravida di altra guerra, senza dire
dei rischi odierni delle armi totali.
Per questi motivi, non solo il pensiero pacifico,
ma la Costituzione (art. 52) affidano la «difesa della
Patria» anzitutto ad ogni cittadino, come capacità propria del popolo.
Ora però, senza che né il parlamento ne abbia mai discusso e deliberato, né il popolo
sovrano ne abbia preso adeguata
coscienza, si sta attuando in Italia una riforma dell'esercito che tradisce il
concetto costituzionalmente legittimo della difesa. I governi che si sono
succeduti dal 1991, compreso quello dell'Ulivo e quelli di centro-sinistra,
tentano di elevare progressivamente a legge il c.d. "Nuovo modello di
difesa" (NMD). Si tratta di un progetto del Ministero
della difesa, distribuito ai parlamentari nell'ottobre 1991, contenuto in un
libro bianco di 251 pagine, dal titolo Modello di difesa. Lineamenti di
sviluppo delle FF.AA. negli anni '
Tutta la "filosofia" di quel progetto è
apertamente dichiarata nelle prime 70 pagine. Vi si dice
che, caduto il muro Est-Ovest, il nuovo
confronto è nell'area mediterranea «tra
una realtà culturale ancorata alla matrice islamica ed i modelli di sviluppo
del mondo occidentale» (p. 15-16). Là è il nuovo nemico, il nuovo conflitto
economico-religioso!
Il
pericolo attuale, secondo il NMD, sta nelle tendenze «al sovvertimento delle attuali situazioni di predominio
regionale, anche per il controllo delle riserve energetiche esistenti
nell'area» (p. 21). Quindi si vuol difendere un predominio! Tutto un paragrafo (pp. 27-33) equipara
i concetti di "interessi nazionali" e di "sicurezza",
che sono ben differenti: il primo indica un'attività speculativa ed espansiva,
il secondo una realtà vitale minima. Solo questo è un
diritto, solo esso potrebbe, nella concezione tradizionale e
costituzionale, compatibile con l'eguale diritto degli altri popoli,
giustificare una difesa militare.
Invece,
il NMD afferma senza pudore che finalità
della difesa è, dopo la salvaguardia
dell'indipendenza e dei confini, la «tutela
degli interessi nazionali, nell'accezione più vasta di tale termine, ovunque
sia necessario» (p. 30). Non per nulla
Potrei
portare molte altre citazioni a ribadire l'idea che
regge tutto il progetto: non la difesa
di diritti umani, ma di uno stato di fatto, che abbiamo "interesse" a
mantenere. Si parla di sicurezza internazionale, in
realtà si difende con
la ferocia delle armi la violenza strutturale del
Nord sul Sud. L'esercito italiano
diventa un corpo di spedizione neo-coloniale.
Perché
dobbiamo rifiutare quel punto cardine del NMD che è l'esercito professionale (pur con problemi che restano da discutere)? Non solo per i maggiori costi innegabili, ma soprattutto perché, in questa ipotesi,
la guerra non è più un'eventuale tragica necessità (che può presentarsi se
non si predispongono mezzi nonviolenti di soluzione dei conflitti), ma una funzione normale; non è più
ripudiata, come fa la nostra grande Costituzione, ma legittimata. Quello delle armi
diventa un lavoro, una professione
riconosciuta, come quella del boia: l'arte e la tecnica dell'uccidere per
incarico, da mercenari. E' ancora in grado il nostro popolo di vedere e
rifiutare questa vergogna?
Chi ha concepito quel progetto ha una mentalità estranea e opposta ai valori umani che stanno a fondamento della nostra Costituzione, alto frutto delle sofferenze e della riconquistata dignità dopo il fascismo e la guerra, nel ripudio della politica violenta.
Enrico Peyretti
e.pey@libero.it
(Questa scheda è la riduzione di un
paragrafo del libro La politica è pace, ed. Cittadella, Assisi 1998, pp. 153-158)
Post scriptum - Analisi ben più ampie e dettagliate del Nuovo Modello di Difesa,
sono state compiute anche da me negli anni successivi al 1991, e pubblicate su vari
fogli impegnati. Indico soltanto: Quale nemico? Quale difesa?, in il foglio n. 215, dicembre 1994, e uno
precedente, più ampio, in Tempi di fraternità, Torino, n. 5, 1993. Per il carattere
internazionale di queste politiche di difesa, si veda Germania. Intervento verso l'ignoto, in
Guerre e pace n. 18, aprile 1995
(tradotto da Der Spiegel, 13 febbraio 1995). Per una
critica da parte militare, M. Dattolo, Lo stato democratico alla prova del nuovo modello di
difesa, in Testimonianze n. 375,
maggio 1995, pp. 81-87.
Tra i libri, sono da segnalare:
U. Allegretti, M. Dinucci, D. Gallo, La strategia
dell'impero. Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa.
Presentazione di R.