Email di Vittorio Pallotti del 22 dicembre 2007

 

Caro Lorenzo, nella speranza che tu abbia ricevuto la mia precedente, inviata con l"Inoltro a tutti" il 20 u.s., colgo questa occasione per aggiungere qualche breve riflessione a proposito del rapporto fra movimenti e istituzioni (al singolare: fra militante di base e parlamentare); in questo stimolato anche dalla risposta di Renzo Craighero. Con ciò sperando di contribuire ad evitare (o ridurre) la confusione e la contrapposizione fra i due ruoli cui accennavo nella mia precedente.
Anche se non ho letto finora da nessuna parte nei vari blog sull'argomento quanto sto per dire, chiedo comunque scusa a coloro per i quali queste mie considerazioni potranno apparire ovvie e scontate.
A differenza del parlamentare (o di altri eletto o nominato nelle istituzioni repubblicane), costretto quotidianamente a confrontarsi, dialogare e litigare (o peggio) con chi la pensa diversamente da lui, il militante di base non ha mai (o quasi mai) questa necessità in quanto si trova quotidianamente in rapporto con chi la pensa come lui. I due o più interlocutori di queste realtà di base si 'caricano' quindi vicendevolmente portando sempre nuovi argomenti (o ribadendo quelli vecchi) a sostegno delle loro ragioni e delle loro aspirazioni, giuste o sbagliate che siano, scandalizzandosi e orripilando quando vedono i loro rappresentanti nelle istituzioni che, per dover decidere su questioni fondamentali come, ad esempio, la pace e la guerra, sono costretti alla mediazione e al compromesso.
Analogo discorso vale per il rappresentante istituzionale (parlamentare, assessore, consigliere) che, abituato a mediare, fatica a comprendere e quindi accettare il ragionamento e il conseguente comportamento del militante di base che, quindi, inevitabilmente viene tacciato di estremismo.
Pertanto, come suggeriva Renzo Craighero, un modo efficace per aiutare a risolvere questi problemi di incomunicabilità potrebbe essere quello della trasparenza dell'attività parlamentare (per quanto possibile, ovviamente) e del dialogo costante fra i due interlocutori.
Certo, questo tipo di approccio alla soluzione del problema può apparire (o essere) né semplice né facile e richiede comunque fatica, pazienza e perseveranza da ambo le parti. Ma, forse, non c'è alternativa per una soluzione che, restando sul piano della democrazia e della nonviolenza, finirà per rafforzare entrambe.
Vittorio Pallotti
P.S.: naturalmente, puoi liberamente diffondere questa mia nei tempi e modi che vorrai.