Commento di Peppe Sini  ad un intervento di Enrico Peyretti

tratto dal n. 335 del 15 gennaio 2008 (ore 01,12)

delle “NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO” e-mail: nbawac@tin.it

 

2. AMICIZIE. ENRICO PEYRETTI: MI ABBONO AD "AZIONE NONVIOLENTA" PERCHE'...
(Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey@libero.it) per questo intervento.)


Un intervento la cui ambigua chiusa rende necessaria una chiarificazione su
un punto sostanziale: i ministri e i parlamentari che hanno ripetutamente
votato per la partecipazione italiana alla guerra terrorista e stragista in
Afghanistan (così violando la Costituzione della Repubblica Italiana in
forza della quale esercitano il pubblico potere ed alla quale hanno
l'obbligo di esser fedeli) hanno commesso un delitto, sapendo di
commetterlo
. Non si vede come si possa considerare taluni di questi
consapevoli criminali "parti più accettabili" della "politica". Non e'
questione di "rassegnazione", ma di rispetto o violazione della legge, e
della vita umana. Quelle parti del ceto politico che in Consiglio dei
ministri e in Parlamento votano per le stragi di cui la guerra consiste non
sono "accettabili", ma criminali. Non c'e' bisogno di avere "una concezione
positiva e nonviolenta della pace" per essere tenuti al rispetto della legge
che proibisce di uccidere le persone, della legge che "ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali" (p. s.).


Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di
pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato
con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il
foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel
Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian
Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro
Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo
comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione
col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento
Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora
a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di),
Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni,
Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi
1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?,
Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'.
Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e'
disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica
Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e
nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al
libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro
di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu'
volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli,
indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org,
www.ilfoglio.info e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia
degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n.
68]

Ho atteso alcuni giorni a rispondere alla domanda sui motivi per cui mi
abbono (non so più da quanti anni) ad "Azione Nonviolenta", perché,
sinceramente, la risposta che mi veniva era "Oh bella! Che domanda!".
A parte gli scherzi, se cerco di esprimere le motivazioni per cui anche
quest'anno ho già rinnovato l'abbonamento (tramite la sede torinese del
Movimento Nonviolento, insieme a "Qualevita" del Mir), trovo che sono
principalmente il bisogno di collegamento, nell'informazione e nella
riflessione, con le correnti storiche centrali del movimento profondo e
costante per la pace nonviolenta nella nostra cultura e società.
Ci sono altri strumenti e pubblicazioni, sia cartacee che elettroniche, sia
per la promozione di lavori e ricerche scientifiche e accademiche, sia per
l'informazione e il dibattito quotidiano. Ma "Azione Nonviolenta", con la
sua puntualità mensile, col carattere mediano tra approfondimento culturale
e organizzazione operativa (come dice il suo nome), e' unica e
insostituibile.
Se e' sempre da desiderare una maggiore partecipazione dei lettori, un
grazie sincero e felice e' dovuto a chi vi lavora in continuazione,
assicurando questo servizio.
Io continuo ad auspicare che il mensile, come tutto il Movimento Nonviolento
che esso esprime, si facciano centro promotore in Italia, in collaborazione
paritaria con ogni altra associazione ispirata davvero alla nonviolenza, di
una Federazione politica nonviolenta italiana. Come un tempo una simile
ampia collaborazione ottenne il riconoscimento dell'obiezione di coscienza
alla leva militare obbligatoria, così oggi e domani una tale azione
coordinata e comune potrebbe avere un'influenza in direzione della
trasformazione in senso pacifico attivo (art. 11 della Costituzione) e poi
specificamente nonviolento, della concezione e della pratica della politica,
la quale oggi, anche nelle sua parti più accettabili, si rassegna a
giustificare azioni di guerra, perché non ha una concezione positiva e
nonviolenta della pace.

 

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