Email di Enrico
Peyretti a Peppe Sini del 15 gennaio 2001 (ore 9,09)
Una posizione che è discutibile ma va
rispettata
Caro Peppe Sini,
non
occorre che ti ripeta la stima e la gratitudine per il grande lavoro che fai da
tanti anni per la cultura e l’informazione di pace nonviolenta.
Occorre invece che ti ripeta ancora una
volta che non accetto passivamente la tua ennesima correzione di tono
magisteriale, oggi 15 gennaio (in “Notizie minime della nonviolenza in
cammino”, in http://lists.peacelink.it/nonviolenza ; nbawac@tin.it ), alla
frase finale della mia dichiarazione (che tu hai pubblicato col solito generoso
elogio per la mia persona) sui motivi per cui mi sono nuovamente abbonato ad
Azione Nonviolenta.
In quella frase che tu giudichi
«ambigua», dicevo che «la
politica (...), oggi, anche nelle sue parti più accettabili, si rassegna
a giustificare azioni di guerra, perché non ha una concezione positiva e
nonviolenta della pace». È chiaro che non
accetto quella giustificazione, ma constato che, nonostante ciò, ci sono parti
del quadro politico più accettabili di altre.
La mia opinione, fino dal 2006, è che fanno bene i parlamentari che rifiutano
di far cadere il governo Prodi, nonostante il proseguimento della
partecipazione alla guerra in Afghanistan, partecipazione che essi non
giustificano (e nemmeno io).
La ragione – come sai bene – è
che l’effetto politico complessivo, col probabile ritorno della destra al
governo, sarebbe assai peggiore, sia sul piano della pace ricercata, sia su
quasi tutti gli altri piani di valore della politica. Questa valutazione
sofferta è moralmente responsabile e perciò va rispettata.
Penso che l’atteggiamento alla «fiat iustitia, pereat mundus» non sia giusto, perché astratto e
irresponsabile. Se perisce il mondo – in questo caso, soltanto l’equilibrio
politico meno peggiore possibile – non c’è alcuna
giustizia.
Quella mia opinione, che è
pure di molti sinceri amanti e cercatori della pace nonviolenta, è da te
nuovamente condannata nei termini più duri e moralmente squalificanti.
Davanti ai compagni impegnati come noi
per la pace nonviolenta, ti chiedo – anche pubblicando questa mia - il rispetto
dovuto ad una posizione discutibile, che può anche essere sbagliata, ma non è
criminale e non è un tradimento della causa della pace nonviolenta, come tu più
volte l’hai voluta fare apparire.
Con franchezza e amicizia
Enrico Peyretti, 15 gennaio 2008