Editoriale di Peppe Sini sul numero 336 del 16 gennaio 2008 (ore 1,06)

delle “NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO” e-mail: nbawac@tin.it

evidentemente in risposta alla mail di Enrico Peyretti (ndr)

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: UN PO' PER CELIA E UN PO' PER NON MORIR

Di tanto in tanto alcuni amici molto cari mi chiedono di ospitare su questo
foglio la posizione di chi sostiene, giustifica, propaganda la guerra e la
violazione della Costituzione. Rispondo: a sostenere questa posizione ci
sono già tutti i quotidiani e tutte le televisioni d'Italia. Questo foglio
non e' disponibile.
*
Ed aggiungo: Per chi redige e si assume la responsabilità di questo foglio
la partecipazione italiana alla guerra terrorista e stragista in Afghanistan
e' un crimine, e i ministri e i parlamentari che hanno ripetutamente votato
per essa hanno commesso un crimine, anzi: un duplice crimine: il crimine
della guerra che consiste di stragi di vite umane, e il crimine della
violazione della Costituzione della Repubblica Italiana, il cui articolo 11
la partecipazione a quella guerra inequivocabilmente proibisce.
*
Questa e' l'opinione di questo foglio e della persona che questo editoriale
firma. Può non piacere, ma e' questa.
E' la posizione che anche tanta parte della sinistra parlamentare italiana
sosteneva - o diceva di sostenere - fino all'aprile del 2006. E' la
posizione che tutto il movimento pacifista in Italia sosteneva fino
all'estate del 2006. Io la sostengo ancora.
Chi ha cambiato idea e ha deciso di prestare i suoi servigi al partito della
guerra e delle stragi e dell'illegalità' non pretenda di avere il nostro
plauso
. E non pretenda di chiamare nonviolenza la complicità con i massacri
e l'anomia.
*
Comica finale: non e' mancato chi e' arrivato a sostenere che difendere la
Costituzione
ed opporsi alla guerra sia condotta irresponsabile e peggiore
del commettere stragi ed infrangere il fondamento stesso del nostro
ordinamento giuridico. Ma ci sembra che questi illustrissimi e colendissimi
maestri abbiano davvero esagerano un pocolino, e qui in guisa di pietoso
velo cali dunque il sipario.

 

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