Email di Angelo Gandolfi del 28 settembre 2006 (ore 4,35)

 

Un inquietante interrogativo

 

Cari amici e compagni di entrambi i generi,

    cerco di condividere con Voi la mia ennesima inquietudine.

 Martedì 12 settembre u.s. il leader dell'UDC Pier Ferdinando Casini rispondeva a Giovanni Floris, durante la presentazione del film "Farenheit 9/11" di Michael Moore che non gli era piaciuto perché in qualche modo rientrava in una tendenza "negazionista" dell'11 settembre.

 Da qui il mio cervellino ha incominciato a muoversi e sono andato a "ravattare" nel solaio della memoria della mia materia grigia, che non è più quella di una volta, ed in particolare in un baule  sono arrivato ad un interrogativo a mio modesto parere piuttosto inquietante, che cerco di condividere con Voi.

 Non ho trovato una sola evidenza che mi dia il senso di un elemento riconducibile ad un luogo fisico o a qualcosa di materiale in cui si possa identificare l'esistenza reale di al-Qaeda.

 Non mi risulta che sia mai stata individuata una base, un "covo" o anche solo che un campo di addestramento di questa organizzazione.

 Se non sbaglio, parliamo di al-Qaeda dal 1998, dopo alcuni attentati che se non ricordo male sono stati compiuti contro alcune ambasciate americane in Sudan ed in Afghanistan. Per rappresaglia, sempre se non ricordo male, almeno in Sudan venne bombardata una fabbrica di latte in polvere o qualcosa del genere.

 Ciononostante tutti sembrano sapere che i campi di addestramento di quest'organizzazione sono in Pakistan e in Afghanistan. Eppure non ne è stato mai trovato uno, che mi risulti.

 Intanto mi permetterei di chiedere una smentita a questa mia povera constatazione, se ne avesTe modo. Intendiamoci, non è una sfida, ma semplicemente una umile richiesta di portare, se del caso, elementi di conoscenza per trasformare un'inquietudine in una riflessione.

 Allo stesso modo, le fugaci apparizioni del mio coetaneo Osama bin Laden e dello Sheikh Aiman Aal-Zawahiri, non sono mai state confermate da evidenze fisiche. Per cui costoro potrebbero anche essere gli "ultimi travestimenti di Stanislao Moulinsky" inventati da un qualcuno che ripercorra le tracce e la lezione del grande compianto Gianfranco Bonvicini, in arte Bonvi, che qualcuno si ricorderà di un bel programma televisivo di cui sembrano scomparse le tracce, come era "Gulp! fumetti in tv", curato negli anni Settanta da un altro ingiustamente dimenticato come Oreste Del Buono. Mi riferisco a qualcosa che all'epoca non avevo apprezzato, dal momento che non mi piaceva Nick Carter.

 Eppure oggi al-Qaeda è percepito come il "nemico" n.° 1 dell'Occidente. Noi stessi non abbiamo praticamente il coraggio di suscitare degli interrogativi rispetto a questo fatto.

 Mi pare che abbiamo una specie di atteggiamento fideistico rispetto alla questione, non la mettiamo minimamente in discussione, non chiediamo neppure delle prove concrete dell'esistenza di quanto ci viene raccontato.

 Ora, se mi sono rimasti almeno 3 cc di razionalità nella materia grigia, mi diventa inevitabile, dal momento che ci viene chiesto di riconoscere un nemico da combattere con tutti i mezzi, chiedere che almeno un qualcosa di visibile, di palpabile (se posso usare questo termine), ci sia dato. Altrimenti incomincio a chiedermi per quale motivo qualcuno vorrebbe costringermi ad individuare un nemico da annientare in questa supposta organizzazione.

 Mi piacerebbe chiedere all'on. Casini se chiama questo "negazionismo" o correttezza intellettuale.

 Anche perché di tutti gli altri "nemici" abbiamo visto corpi, volti, sentito voci dal vivo e non registrate su video. Ho provato a ricostruirne una cronologia, dal 2000 ad oggi, e le uniche eccezioni che ho trovato sono state, guarda caso, Osama bin Laden e Abu Musab al-Zarqawi.

 Quando penso ai video di Osama bin Laden e dei suoi sodali, o presunti tali, mi viene in mente la vicenda degli "western all'italiana".  Per anni ci è stato raccontato che venivano girati nella "sierra" di Almeria in Spagna, poi ad un programma molto interessante de La7 che si intitola "la 25a ora" siamo venuti a scoprire dalle interviste a questi "cinematografari di serie B" (o almeno ritenuti tali) che la gran parte di questi sono stati girati sul lago di Bracciano o comunque in provincia di Roma, in modo che i produttori non dovessero pagare la "diaria" a comparse e attori e con l'occorrente per un film ne venissero realizzate le riprese per montarne poi 3 o 4.    

 Allo stesso modo sarebbe sufficiente andare in quanti posti dell'entroterra genovese (?), chiedere a due o tre amici di distendersi per terra, imbrattarli di un po' di colorante rosso e fare figurare il risultato come immagine di una strage in Kosovo. Del resto se Voi inviate all'Acquario di Genova una Vostra fotografia poteTe fregiarVi di una testimonianza di una Vostra immersione nella vasca degli squali, con tanto di ora in cui essa sarebbe avvenuta, ché potrebbe anche venir bene come alibi per birichinate di altro genere ... Scrivo questo perché durante una cena ad Amman un fotografo, che mi pare si chiamasse Riccardo e lavorasse come "free lance" per l'agenzia torinese Marka ci aveva detto che "non c'è differenza fra un bambino morto carbonizzato in un incendio di un grattacielo a Boston o in un bombardamento sull'Iraq dal punto di vista fotografico". A me era andata la gola sotto i tacchi delle scarpe a sentire quella frase,  ma in quella sera avevo imparato più cose che in un anno di scuola. 

 Inoltre non posso far a meno di ricordare che più di una persona a Baghad mi ha detto che Abu Musab al-Zarqawi sarebbe stato assassinato vent'anni prima (era il 2004) in Giordania. E persone di differente appartenenza.

 Allora mi domando perché non abbiamo mai chiesto che ci fosse dato di vedere qualcosa di concreto che ci confermasse che quando parliamo di al-Qaeda non stiamo alludendo a qualcosa che esiste in video, in rete, cioè nel mondo virtuale, e tutt'al più in quello cartaceo, ma non mi ricordo neppure di volantini fatti trovare da qualche parte?

 Tanto più che se ci si chiede di entrare in guerra contro un "nemico" non ci si può domandare di affrontare un qualcosa che fisicamente non esiste.

 E siccome non mi tornano i conti, mi chiedo per quale ragione non abbiamo mai tentato un'operazione, se non di verità, di disvelamento dell'inganno, e se non sia il caso di incominciare ad aprire uno spazio pubblico di discussione in questo senso. Specialmente adesso che con l'icona di Osama bin Laden (nei documenti ufficiali Americani nominato come Usama) i mezzi di disinformazione avrebbero addirittura incominciato a giocare. E' vivo? e' morto?

 E allora io chiederei a costoro: "Ma è mai esistito?"

 E' possibile aprire uno spazio pubblico di discussione su questo fatto, dal momento che mi pare un'operazione necessaria, proprio perché potrebbe essere, per es. un modo per tentare di arginare la tracimazione di odio nel mondo e cercare di invertire la tendenza soprattutto nei confronti delle nuove generazioni alle quali rischiamo di lasciare un mondo in cui la guerra è qualcosa di ineluttabile e di inevitabile?

 Ha senso secondo Voi? Non siamo noi amici della nonviolenza, o comunque persone che hanno a cuore o politicamente credono nella Pace titolati a farlo?

 Temo che nel momento in cui incominceremo a farlo con determinazione e sistematicamente avremo contro delle flotte a confronto delle quali la mitica VI Statunitense risulta come una barchetta ricavata dal guscio di una noce nello spazio della Fossa delle Marianne o un uragano di quelli a cui vengono dati sempre nomi di donna come il soffio di un bambino per spegnere le candeline della torta di compleanno. Ma non credo che potremo esimerci dal farlo. Penso che sia uno dei veri compiti di un movimento per la pace. Non possiamo più permettere e permetterci di vivere nell'equivoco permanente in cui siamo immersi. Stiamo chiamando la guerra con il nome di "pace". Non rischiamo forse di divenirne complici?

 Allo stesso modo perché non incominciare a dire che ci preoccupa tutto il nucleare, per il semplice fatto che chi lo ha il giorno che deciderà di usarlo lo farà senza dire niente a nessuno? Mica come quel babbione di Saddam Hussein che scopriremo fra qualche anno che si è dato la zappa sui piedi mandando i suoi emissari a chiedere all'ambasciatrice statunitense in Iraq, Magdala Maria Korbel in arte Madeleine Albright, una specie di autorizzazione a invadere il Kuwait e ha creduto alla sua risposta secondo la quale si trattava di affari interni dell'Iraq. Del resto non sono stati gli americani a spingerlo, pardon, a incentivarlo a dichiarare guerra all'Iran? E nei loro confronti non si era comportato in maniera leale?

 Può la Campagna che stiamo costruendo contro il fuoco atomico contenere uno spazietto anche per questi interrogativi?

 Se sieTe arrivati fin qui, come sempre, Vi ringrazio.

 A presto

                                                                                                                                                                                                            Angelo