Email Massimo Aliprandini (LOC) dell’8 gennaio 2007 (ore 19,58)
Oggetto: buon anno - Osm 2007
Ciao sono max,
sto un po' meglio,
intanto buon anno a tutti.
Considerate le disponibilità andrebbe bene fare il cp alla sera del sabato 20 gennaio al villaggio del fanciullo?
Proporrei che si avesse un po' di tempo di costruire un ordine del giorno con le tante cose da discutere.
Dobbiamo in ordine sparso decidere alcune cose che elenco come fac-simile di una lista della spesa, ma che propongo come canovaccio:
Organizzazione:
a) chiusura campagna 2006 recupero dati
b) valutazione aree di diffusione della campagna 2006 e soggetti partecipanti;
c) nuovi materiali per campagna 2007;
d) tesoreria
e) cp e data assemblea OSM 2007 (febbraio o marzo)
f) formiche di pace;
g) lancio campagna, seminario, spese militari convegno; lavoro parlamentari,
Rapporto con l’esterno della campagna:
a) disarmo atomico;
b) rapporto con l'area non violenta o rapporto con le associazioni dell'area (nodo da sciogliere)
c) rapporto e valutazione della rete disarmo;
d) rapporto con i parlamentari opzione fiscale e ministero della pace;
e) internazionale osm e movimenti obiezione di coscienza;
Questioni politiche:
1) non c'è una maggioranza parlamentare, non c'è una maggioranza in rifondazione o nei verdi, non c'è una maggioranza nei movimenti contro la guerra e nell'area nonviolenta che sostenga le nostre posizioni;
2) se questa tesi è vera occorre si avere rapporti con altri ma per lavorare per la conoscenza delle nostre proposte e basta;
3) se nessuno lavora sulle nostre proposte, sugli spazi che
apriamo legislativamente e politicamente (leggi sull' obiezione,
sul servizio civile, il comitato dcnv, la dpn, l'opzione fiscale, il
ministero della pace ecc. non sarebbe meglio mantenere due livelli di lavoro
uno
4) la crisi delle campagne, delle reti e quella del movimento contro la guerra hanno una radice nel perseguire diritti individuali (l'obiezione, l'opzione, la disobbedienza individuale contro la guerra ecc.) nessuno si prepara per costruire una organizzazione per la pace e il disarmo in Italia che sappia affrontare diritti collettivi e lotte contro il sistema militare per una modello collettivo di difesa;
5) l'apertura di spazi , come il comitato dcnv, hanno bisogno di una riflessione alla luce delle persone che sono state inserite al suo interno.
Alcune hanno occupato cariche importanti, ma non hanno discusso con noi o con il movimento le fasi interne al comitato. Finito il loro percorso ideale si sono "perse" e non hanno elaborato una discussione con noi (se non nell'arco di un convegno e solo in veste rivendicativa).
Esiste il fatto che le persone dell'area nonviolenta non sono preparate per i ruoli politici ( o meglio per la collocazione politica delle istanze da noi indicate come centrali), ognuno fa quello che può.
Non parliamo poi delle persone dell'area servizio civile che si sono staccate da noi per spostarsi nell'area della gestione del servizio civile, della cooperazione degli interventi umanitari all'estero. Anche questi (seguendo lo sport in voga nell'area nonviolenta) sono partiti senza discutere con noi del percorso politico intrapreso e lavorando in sub ordine alla legge 30 e agli spazi istituzionali di formazione quasi per trovare in proprio un’esaurirsi della propria riflessione politica in una collocazione lavorativa.
6) il movimento per la pace si è spezzato in quattro tronconi nel mese di novembre (vedi manifestazione del 18 novembre 2006):
a) uno sotto la spinta
"comunista" (in Italia spariranno i DS e il PRC ) che senza un
partito di riferimento (vedi formazione nuovo pci Ferrando, Cobas,
Antimperialisti) si ritrovano circa due milioni di persone "orfani"
del comunismo che invece è sentito da una larga parte della popolazione
italiana; che ha avuto la sua manifestazione di Roma come punto di unità; sono
da noi distanti in quanto la loro ottica è si anticapitalista e
antimperialista, ma accetta e sollecita un'alleanza e a volte cade nel ridicolo
per una sperimentazione anche in Italia delle lotte di resistenza armata.
L'errore che può fare ha due aspetti: uno quello di occuparsi delle cariche istituzionali (consiglieri comunali, provinciali, regionali e parlamentari) e non dell'area e dei bisogni del popolo comunista; secondo considerare secondari la lotta nonviolenta e quella contro l'apparato militare, ma mettere al centro l'opzione militare sia rivoluzionaria che antimperialista. Ovvero non è il progetto politico che sostiene il fucile, ma è la presa militare del potere che permette l'affermazione degli interessi del proletariato. Film già visto naufragare più volte.
b) il secondo con la tavola della pace che ha "rubato" negli anni la marcia Perugia - Assisi al Movimento nonviolento e l'abilità di Lotti e Company hanno pian piano sostituito le associazioni e i sindacati con gli enti locali. La deriva avviata li porterà a scontrarsi con le grosse associazioni della cooperazione in quanto con gli stanziamenti per il libano (trenta milioni di euro) la dirigenza di questa tavola (a questo punto imbandita) coinvolgerà gli enti locali per la pace nella cooperazione. Altro che ministero della Pace?;
c) un gruppo di associazioni
(legate alla Fiom - Cgil, Sin Cobas, associazioni legate alla questione
palestinese – israeliana, gestori,
insieme ad altri, delle iniziative pubbliche contro la guerra) hanno cercato di
reagire al discorso forza Onu e al sottacere che l'intervento militare di
interposizione in libano non è di pace;
hanno però commesso un errore politico portando la questione palestinese
al centro della questione della pace.
Errore vissuto due volte pericolosamente in quanto in
Palestina oltre alla guerra con gli israeliani c'è la guerra civile.
Secondo in quanto al posto di sviluppare un dibattito sulla questione pace e disarmo si sono infognati in un ginepraio dal quale è difficile uscire. Non che la questione palestinese non sia importante, ma non può essere collocata al centro della Pace, ma come iniziativa di cessazione delle ostilità e della violenza.
d) l'area nonviolenta ha
arretrato politicamente abbandonando le istanze toccate dal movimento
per la pace e cominciando un lavoro di recupero dell'identità nonviolenta, non
operando su grossi temi come il disarmo atomico per esempio, ma su piccole cose
particolari importanti, ma di scarsa gestione politica ( il distacco dal
lavoro per interventi all'estero un regalo alla cooperazione?) e i corpi civili
di pace che stanno cercando una loro progettazione come modello per
sommatoria ( incontro sul territorio con i soggetti, le associazioni, la
società civile, le istituzioni, le ambasciate di pace).
Gli errori che si possono commettere in questa fase sono essenzialmente due :
uno di essere subalterni al militare.
Si lavora nel micro, ma non si riesce a partecipare o a far
partecipare la società civile al processo di Pace che viene lasciato
sostanzialmente in mano agli interessi economici e ai militari; sul territorio
si affrontano problemi di ordine quotidiano : sanità, istruzione, aiuti
umanitari senza inserire questi in un azione per la pace;
il secondo non si discute con il movimento in Italia e non si forma un corpo civile di pace italiano che abbia al suo centro il cambio del nuovo modello di difesa, ma ci si occupa di mafia, violenza territoriale in aiuto alle forze dell'ordine per il controllo sociale del territorio.
E' chiaro a tutti, che quando il
movimento contro la guerra teneva assieme tutte queste componenti, al suo
interno
Quali sono le istanze toccate dal movimento della Pace, ma abbandonate da Dio e dagli uomini?
a) abbiamo iniziato l'anno con una nuova guerra, quella tra
Etiopia e Somalia; per l'esecuzione di Saddam si è risvegliata un'opinione
pubblica contro la pena di morte e forse si allargherà anche alla contestazione
della guerra.
Il primo abbandono è il quadro geopolitico della guerra
che nella scacchiere medio-orientale sta dilagando.
Il movimento per
L 'Europa e gli Stati Uniti hanno
interessi coincidenti di strategia nel lungo periodo (conquista da parte dei
paesi occidentali delle risorse e del loro controllo sui mercati), ma modalità
differenti e interessi di parte nell’ambito di aree regionali.
Non si riesce ad affrontare, anche da ottiche differenti,
un’analisi della situazione italiana “interventista” e leggere nello scacchiere
internazionale la guerra tra Etiopia e Somalia.
Bush dichiara che la guerra si sposta dal piano militare a
quello strategico, ma gli obiettivi rimangono gli stessi.
Quindi occorre una lettura della situazione palestinese, libanese, somala, irachena seguendo anche gli interessi italiani come la crisi sottaciuta della Nigeria (Eni 10% petrolio importato in Italia, ma non c’è un piano di sviluppo italiano del paese africano, ci sono però gruppi cattolici, missionari, laici che si occupano della povertà della Nigeria ma……).
b) Alle riunioni a cui ho partecipato ho provato a dire ad Arci, Cgil, Acli che il problema per il movimento della pace era di non dover digerire a forza e tacere di fronte alle scelte governative su nove elementi chiave:
1) aumento della spesa militare dopo una riduzione del 2005 e non revisione dei progetti di riarmo dei precedenti governi;
2) rinuncia alla riconversione dell'industria bellica; se l'acquisizione delle commesse militari da parte dell'industria italiana dipendono dalla scelta di partecipazione alla missione in Afghanistan e dal consenso dato alle decisioni degli Stati Uniti sappiamo che non si svilupperanno progetti sui nostri contenuti. Sul piano interno il disegno industriale che l'industria bellica sia parte integrante del rapporto Pil/debito pubblico/occupazione per le forze di governo per una politica estera italiana ed europea che si basi sull'elemento militare e non sulla denuncia della violenza e sul ripristino dei diritti umani su di un territorio non aprono scenari per noi rassicuranti;
3) la ricomposizione "Prodiana" dello Stato come
elemento di formazione di ricchezza ripropone
4) ci siamo lasciati sfuggire il piano di pace dell'Afghanistan, quello dell'Iraq, quello del Libano, vogliamo cominciare prima di muoverci a discutere quali siano questi piani di Pace sbandierati e non conosciuti?
Le azioni militari vanno chiamate con il loro nome e quelle di Pace cercate in progetti credibili.
5) il Governo e il Ministro Ferrero non vogliono riconoscere l'obiezione come parte della storia italiana. Per loro l'obiezione di coscienza al militare e alle spese militari non devono avere un riconoscimento politico istituzionale.
Vanno quindi dove tira la maggioranza, ossia danno credibilità politico-istituzionale agli enti di servizio civile che occupano spazi pubblici e servono a mascherare un arretramento dello Stato sociale;
6) il servizio civile rappresenta per Ferrero e company non un percorso storico dell'obiezione di coscienza che dal militare può essere il preludio alla creazione di strutture istituzionali non armate e nonviolente, ma una ricchezza economica di sottolavoro con due pericolosi sottaciuti dilemmi. Rifondazione Comunista non è contraria alla legge 30? Quando un suo Ministro utilizza non in modo “appropriato” i servizio civilisti in contratti fantasma tipo co.co.pro. (contratti a progetto) ma senza rispetto della stessa legge 30 ossia non agganciati ad un contratto nazionale di riferimento e con l'obbligo di 30 ore di servizio (la legge trenta presuppone la libertà oraria pena la considerazione di un lavoro subalterno con assunzione regolare). Quindi servizio civilisti senza status sociale. Sempre PRC e i Verdi non erano per lo Stato Sociale (trasferimento di occupazione stabile nei servizi sociali e alla persona) perchè il servizio civile rimane sottobosco del volontariato e dei lavori socialmente utili?
7)
8) Se i movimenti per la pace (associazioni, enti, università) non si riescono a mettersi assieme perchè lo Stato non li coordina almeno come fenomeno italiano con la raccolta delle iniziative attraverso un libro bianco per la pace?
9) Mentre i militari (insieme alla destra e ad alcuni settori
della sinistra, manca quindi una maggioranza parlamentare per la pace) cercano
di portare
Si capisce quindi come mai il disarmo, la creazione di un nuovo modello di difesa popolare e nonviolento o i progetti di transarmo rimangono sulla carta.
Dobbiamo quindi come I movimenti americani, decidere in autonomia di finanziarsi e di costituire centri di ricerca con osservatori politici e fondazioni.
E giunto il nostro turno o momento? Ci diamo una risposta?
Mi fermo per ora qui
Ciao
Max