Intervento di Lorenzo Scaramellini (Agenzia per la Pace di Sondrio) del 23 febbraio 2007

(in vista dell’Assemblea Nazionale 2007 della Campagna OSM-DPN)

 

INCROCIARE I PERCORSI

 

Come anticipato in occasione dell’ultimo incontro del Coordinamento Politico (Bologna, 20 gennaio), credo sia giunto il momento di tirare alcune conclusioni, dopo tre anni di confronto/verifica con tante realtà dell’area nonviolenta (ma non solo) alle quali abbiamo proposto di riprendere in considerazione la Campagna OSM/DPN come iniziativa sulla quale convergere e investire con forza.

 

A me pare che il nostro (ed anche mio) ampio giro di contatti per recuperare disponibilità nuove (o rinnovate) attorno alla Campagna OSM/DPN debba considerarsi chiuso con un esito magari non gradito (dal nostro punto di vista) ma non per questo meno reale: la Campagna OSM/DPN, fatte salve poche e apprezzatissime eccezioni, non suscita entusiasmi né interesse particolare e dunque non può diventare patrimonio dell’intero Movimento per la Pace, né di suoi pezzi significativamente rappresentativi. Dunque, l’obiettivo che ci eravamo proposti con l’assemblea 2004 e ribadito con le successive, deve intendersi non raggiunto.

 

A fronte di questa situazione ormai chiara, mi pare che la maggioranza dei partecipanti all’ultimo Coordinamento Politico abbia sostanzialmente deciso di andare avanti comunque, con chi ci sta, e di concentrarsi sull’obiettivo politico principale (la legge di opzione fiscale) salvo poi dirci/ammettere che sarà pressoché impossibile ottenerla, prima di fine legislatura. Una previsione che i successivi avvenimenti non possono che rafforzare.

Personalmente sono di opinione diversa: non sono disponibile ad andare avanti “comunque”. Credo invece ci si debba fermare un attimo e trovare il modo di intercettare coloro che – con altri strumenti e con altre iniziative – stanno lavorando nella nostra medesima direzione, incrociando i rispettivi percorsi ed elaborando un progetto comune. Senza una base più ampia, infatti, resto convinto che i nostri obiettivi politici non siano raggiungibili o rischino di restare lettera morta, una volta recepiti sul piano giuridico, mancando i presupposti perchè dalla base si eserciti la pressione necessaria a ottenerne la piena attuazione (leggi Comitato DCNANV o, ancora prima, i riconoscimenti legislativi della DPN dentro la legge 230/98 e 64/2001) e l’avvio di un effettivo ripensamento del modello di difesa.   

 

Cosa propongo, allora?

La costruzione di una Campagna nuova, effettivamente condivisa tra diversi soggetti e in primo luogo tra noi e chi sta lavorando sul progetto “corpi civili di pace” partendo dalla consapevolezza che la prospettiva politica sia la stessa: uscire dalla guerra costruendo un’alternativa credibile, praticabile, nell’ambito della Difesa Popolare Nonviolenta.

Un lavoro enorme, perchè oggi c’è una voragine che separa la DPN dalla difesa armata: un fortissimo handicap in termini culturali (le armi, la difesa armata, la guerra accompagnano da sempre la storia dell’uomo, mentre la difesa nonviolenta è pressoché sconosciuta), di mezzi disponibili (soldi, persone impegnate, strutture di supporto...) ma anche in termini di professionalità, di riconoscimento giuridico nazionale e internazionale, ecc.

Un lavoro enorme, in primo luogo, per ottenere che la DPN acquisisca pari dignità della difesa armata, partendo da un vero e proprio processo di alfabetizzazione, di avvicinamento alla nonviolenza, da sviluppare sul territorio, facendo lavoro di base.

 

Parallelamente, sarà però altrettanto essenziale lavorare sul piano istituzionale, costruendo una Campagna a termine (es. con scadenza fine legislatura) capace di ottenere un risultato tangibile (una legge) che, seppure parziale, sappia dare un segno tangibile, inequivocabile, di un percorso avviato. Un “primo mattone” su cui basare i passi successivi, acquisendo la necessaria spinta e convinzione per procedere lungo un percorso inevitabilmente lungo e articolato.

 

Considerato che oggi la prospettiva dei Corpi Civili di Pace vede impegnati più soggetti (l’IPRI/rete CCP, Rete Disarmo, l’Operazione Colomba, l’ISSPACE, la stessa Tavola della Pace…) e che c’è un’apertura di disponibilità a livello governativo (leggi programma di governo, Sentinelli, ordine del giorno approvato a ottobre, incontro di inizio febbraio…), perchè non aggregarci su questo obiettivo, trasformando la Campagna OSM/DPN da “obiezione” (recependo così le contestazioni di MIR e MN che considerano improprio parlare di obiezione di coscienza, non puntando sulla “disobbedienza civile”) in peace tax/tassa volontaria per la pace, come accade all’estero?

 

E la Campagna OSM/DPN? E l’opzione fiscale?

Come dicevo, è ormai chiaro che la nostra Campagna non “attragga”. Se il problema (come ci è stato detto anche espressamente) è che la si ritenga uno strumento “spuntato”, inefficace, ecco allora che – a mio modo di vedere – sarebbe il caso di farne apprezzare l’utilità offrendo alla nuova Campagna un contributo specifico:

-         sul piano finanziario, mettendo a disposizione l’OSM/DPN come strumento per raccogliere, annualmente, dal basso, le risorse economiche necessarie all’enorme lavoro da sviluppare (produzione materiale formativo e informativo, organizzazione iniziative nazionali ed altre decentrate sul territorio, contatti coi parlamentari, elaborazione e gestione di progetti pilota...). Su questo punto non mi addentrerei ma delegherei semplicemente l’IPRI/rete CCP alla definizione di un progetto operativo annuale, chiaro e serio, da proporre ai futuri obiettori alle spese militari. In questo modo verrebbe totalmente superata l’attuale prassi di destinazione dei fondi ad una molteplicità di soggetti (e tra questi l’Agenzia per la Pace) che certamente ha avuto una sua logica ma che può avere validità solo transitoriamente, in attesa cioè di convergere su un’indicazione più appropriata e convincente: un progetto DPN di rilevanza nazionale;   

-         sul piano istituzionale, offrendo alla nuova Campagna i contatti e le disponibilità dei parlamentari coinvolti sulla proposta di legge di opzione fiscale e sul Ministero per la Pace, oltre alle elaborazioni tradotte nei precedenti progetti di legge. Come Campagna OSM/DPN credo sarebbe legittimo chiedere alla nuova Campagna di recepire le nostre proposte istituzionali in un progetto più articolato, comprendente i Corpi Civili di Pace, il diritto all’aspettativa, l’ISSPACE ecc. Un solo progetto di legge, per non disperdere le disponibilità e l’impegno dei parlamentari in mille rivoli (tutti rispettabili ma causa di dispersione di forze sia all’interno del movimento che a livello di lavoro parlamentare), nella prospettiva che “qualcosa” (il famoso mattone di cui parlavo prima) riesca davvero a passare;

-         sul piano delle realtà coinvolte, offrendo alla nuova Campagna 1200 persone (gli osm) prevedibilmente disponibili a continuare a obiettare inquadrando la loro azione in una nuova prospettiva e rilanciandone (possibilmente) le motivazioni. Allo stesso modo, alla nuova Campagna potremmo offrire i gruppi locali attivi, i contatti maturati nel tempo, la possibilità di recuperare i vecchi obiettori (che, a mio parere, spesso hanno smesso perchè ormai convinti che la Campagna OSM/DPN fosse ormai esaurita e/o incapace di ottenere i risultati desiderati).

 

Le mie sono appena idee tratteggiate che, tuttavia, recepiscono due esigenze conclamate:

-         la tanto invocata unità d’azione su progetti condivisi, evidentemente auspicabile ma finora ferma a livello di auspici perchè ognuno chiede agli altri di aggregarsi alla propria iniziativa suscitando rigidità nell’interlocutore (“confluire” in una cosa già avviata e impostata da altri è meno attraente che partire insieme su un progetto nuovo; richiede magari di accantonare/ridimensionare i propri progetti; richiede risorse che un po’ ovunque scarseggiano e che ognuno concentra su ciò che ritiene prioritario…)

-         la possibilità di lavorare insieme su un progetto, solo se ci dividiamo i compiti: come diceva Nanni Salio all’ultima Assemblea IPRI/reteCCP contestando la proposta di “spendersi” su altri terreni, Campagne, iniziative confinanti ma diverse dallo specifico statutario dell’IPRI/rete CCP. Dividersi i compiti non per un concetto utilitaristico del dare/avere ma perché si prende atto, fino in fondo, che ognuno di noi può dare un contributo diverso e prezioso mentre ognuno di noi, da solo, è troppo debole/parziale per ottenere risultati così difficili come quelli che ci proponiamo. Pertanto, servirà qualcuno che lavora sulla progettazione (intervento ccp in un’area di crisi), qualcuno sulla formazione (alla nonviolenza, alla DPN, all’intervento nonviolento…), qualcuno che cura l’aspetto istituzionale (contatti coi parlamentari, progetti di legge…), qualcuno che si occupa di assicurare le risorse economiche (mediante l’OSM/peace tax ma non solo…), qualcuno che cura la rete territoriale (rapporti con i gruppi attivi), ecc.

 

Vi sembra un’idea condivisibile, almeno in qualche aspetto?

Chi si rende disponibile per lavorare su questa idea “grezza” in prospettiva “assemblea OSM 2007”?

 

A voi la parola e grazie per la vostra attenzione!

Lorenzo J