Email di Renzo Craighero del 15 marzo 2007 (ore 22,25)

 

Oggetto: Dibattito pre-assembleare Campagna OSM-DPN

 

Caro Lorenzo (e cari tutti),

colpevolmente in ritardo ti riporto alcune mie osservazioni in risposta alla tua nota “Incrociare i percorsi”.

Lo faccio soprattutto perché mi sento debitore verso quanti (come te) continuano a impegnarsi, nonostante tutto, sull’OSM e perché difficilmente sarò all’Assemblea.

Scrivo in ritardo soprattutto per le difficoltà che continuo ad avere nel riconoscermi nella Campagna ma, nel contempo, nell’intravedere alternative reali alla stessa. Anche per questo interpreta quanto ho scritto come mie riflessioni all’insegna della precarietà e parzialità.

 

Ricorderai che alcuni anni fa avevo espresso pubblicamente seri dubbi sulla prosecuzione della Campagna. Dicevo che, pur continuando ad obiettare (e continuo tuttora come obiettore “virtuale”), vedevo opportuno una cessazione/sospensione della stessa per ripensare senso e modalità idonee per una ripartenza.

Riconoscevo nel contempo di non avere soluzioni in tasca.

Ho letto dunque con interesse la tua proposta e ne ho apprezzato l’intento. La vedo importante (anche se mi convince solo in parte) se non altro perché pone il problema e invita a parlarne.

 

Appunto il problema era ed è, per me, <come esprimere e organizzare collettivamente un rifiuto radicale e profondo (di coscienza) all’uso delle armi nei conflitti, che induca un reale cambiamento nella concezione della “difesa” e porti ad una perdita progressiva di peso del nostro apparato militare>. E’ un problema perché nonostante si siano raggiunti anche grazie alle nostre Campagne, dal 1982 ad oggi, alcuni risultati (soprattutto sul piano legislativo e istituzionale, oltre che culturale), nulla si è riusciti a incidere sulle logiche, sulle politiche e sul funzionamento del nostro sistema militare: le spese e gli investimenti per la “difesa” aumentano in termini reali (e in ogni caso si dimostrano indifferenti alle nostre pressioni), continuiamo ad avere in casa testate nucleari e a non mettere in discussione gli accordi stipulati e le appartenenze, aumentiamo la produzione e l’esportazione di armi ….

 

Tutto negativo allora? Certo che no. Fra l’altro soprattutto le guerre “vicine” di quest’ultimo ventennio hanno scosso gli animi e indotto molte persone (e talune forze politiche) a schierarsi, a manifestare per la pace, a interrogarsi sulle alternative praticabili fino a scoprire talora la nonviolenza.

Un pacifismo “generico” (un “pacifismo del debole”), di carattere soprattutto reattivo, che ha intersecato e interseca solo in parte le nostre idee, ma che tuttavia sul piano politico, culturale e comportamentale ha prodotto mobilitazioni e Campagne. Azioni che sul piano generale hanno forse influito su alcune decisioni dell’attuale Governo (il ritiro delle truppe dall’Iraq) e che su alcuni punti specifici hanno ottenuto negli anni qualche risultato (dalla  pur parziale difesa della legge 185 sul commercio delle armi, ai primi passi dell’iter per un Trattato internazionale sul controllo delle armi leggere, alla attenzione della politica alla Campagna per la messa al bando delle mine etc.).

Un pacifismo diffuso che ha assunto a livello locale la veste di Comitati/Centri/Agenzie per la pace o di Tavoli contro la guerra e che ha svolto una importante funzione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Va bene dunque anche questo pacifismo ma è altro rispetto a ciò che la Campagna OSM e per la DPN è andata proponendo nel corso del tempo.

 

Il punto sta proprio qui. Riusciremo in futuro, e come, non solo ad esprimere ma a conquistare alle nostre motivazioni platee più vaste (per incidere politicamente e conseguire dei risultati) o non dobbiamo piuttosto, a questo punto, rinunciare alla Campagna di obiezione e puntare sull’avvio di altre iniziative/Campagne pacifiste (da soli o più probabilmente con altri)? 

 

Non ho risposte precostituite ed anzi ho difficoltà a rispondere (non a caso continuo a “obiettare” ma nel contempo ad impegnarmi a Bologna nel Tavolo provinciale per la pace che è un tavolo istituzionale). Ciò che mi sento di dire è sostanzialmente questo:

 

1 – vedo in prospettiva piuttosto difficile un aumento del numero degli aderenti alla Campagna OSM (nella attuale formula) e ciò per le seguenti ragioni.

La prima è che con l’abolizione della leva obbligatoria scompare quella generazione di obiettori di coscienza al servizio militare che di fatto, seppure in limitatissima misura, arrivava ad aderire alla Campagna OSM proprio per ragioni di coscienza (e ne costituiva il potenziale serbatoio). Temo, da questo punto di vista, che l’adesione alla Campagna sarà sempre meno fondata su motivi di coscienza.

La seconda è che i movimenti promotori della Campagna e le associazioni aderenti dimostrano di non essere in grado di determinare una significativa adesione dei loro stessi iscritti o simpatizzanti (salvo rare ed esemplari eccezioni come la “tua” Agenzia per la pace di Sondrio).

La terza è che, come tu affermi, non si riesce a raccogliere l’interesse reale e la partecipazione di altre componenti del mondo pacifista e nonviolento intorno ad una Campagna di obiezione e per la difesa popolare nonviolenta.

A ciò si aggiunga l’insieme di difficoltà ed oneri che la burocrazia statale e nuove prassi amministrative hanno introdotto col passare degli anni nei confronti dei contribuenti e degli “evasori” (con la conseguente caduta a picco del numero di obiettori “reali”).

 

2 – la tua proposta non mi convince perché di fronte alle difficoltà di prospettiva della Campagna OSM la tiene comunque in piedi affiancandole una nuova Campagna. Capisco che forse questa soluzione deriva dalla consapevolezza che la maggioranza del Coordinamento politico della Campagna OSM intende andare avanti, ma è un aggiramento del problema e ciò che ne scaturisce mi pare un ibrido che anziché semplificare rischia di complicare la vita a tutti (a chi si sta impegnando nella Rete dei CCP e a chi intende ancora impegnarsi nella Campagna OSM).

Penso che se tu ed altri OSM intendete lavorare nell’ambito dei CCP possiate farlo senza ricorrere a queste congetture organizzative e senza, a mio avviso, far partire necessariamente una nuova Campagna. Comprendo il nostro innamoramento per le Campagne ma non occorre sempre tradurre in Campagne ciò che si fa per realizzare certi obiettivi. Forse, di fronte all’inflazione di Campagne di questi ultimi anni, dovremmo valutare di più e meglio quando è veramente opportuno promuovere nuove Campagne (il rischio essendo, come è successo in passato con i referendum, una disaffezione o una adesione distratta a questa modalità di iniziativa politica).

Aggiungo anche che, laddove alcune Associazioni concordino sull’avviare la nuova Campagna per i CCP e la DPN, il percorso sarà tutto in salita e le adesioni non fioccheranno se non ci sarà da parte delle stesse Associazioni  e prioritariamente un duro lavoro (culturale in primo luogo) al loro interno.

 

Capisco che con questo mio argomentare dico solo dei NO o avanzo comunque solo dei dubbi (NO alla Campagna OSM tale e quale e NI alla tua proposta di nuova Campagna) e me ne dispiace.

D’altra parte mi chiedo se ha senso traccheggiare con l’attuale Campagna OSM o non abbia senso – laddove non si sia in grado di rilanciarla realmente (ma appunto come?) – investire tempo e energie nelle Campagne, Reti e iniziative già in essere. Il panorama ne è ricco, sia a livello nazionale che locale, e alcune ci sono particolarmente vicine (dalla recente Campagna “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” alla Campagna banche armate, dalle attività della Rete CCP al progetto “Territori disarmanti”, dalle mobilitazioni a Vicenza alle iniziative di Aviano etc.). 

Ognuno insomma, se vuole, può scegliere dove impegnarsi prioritariamente, in relazione alle proprie sensibilità e disponibilità. Ognuno nel contempo, se vuole, può percorrere la faticosa strada di avvicinamento e pratica della nonviolenza e portare la sua aggiunta all’interno degli ambiti in cui si trova ad operare.

 

Un carissimo saluto         Renzo