Email Angelo Baracca
del 12 settembre 2006 (ore 21,39)
Cari tutti,
non credo che ce la farò ad essere il
Rimane tutta
la mia disponibilità ad adoperarmi in tutte le fasi
della campagna. Mi auguro
quindi che l’incontro del 17 sia concreto, propositivo e operativo. Mi pare
che l’Appello già ci sia (io lo ritengo un po’ troppo lungo, ma mi adeguo
al lavoro fatto), la campagna è stata ufficialmente aperta da Padre Alex ieri
a Pisa, ma si tratta ora di lanciarla con molte più forze. Io sarò
completamente assorbito almeno fino a venerdì 15 con la gestione
dell’Appello lanciato da Alex ed altri sul Libano, dovrò essere a Roma, ed
anche per questo, e per molto lavoro arretrato che si
è inesorabilmente
accumulato (molto è legato proprio a queste cose), non verrò il 17. Rimango
disponibile a lavorare su cose concrete, iniziative con la gente, materiali,
elaborazioni (come quella che sta facendo Alfonso, anche se purtroppo finora
non sono ancora riuscito a dargli una mano, ma conto di farlo).
Il mio modesto invito, per quello che può contare, è
ora di mettere un
po’ da parte polemiche e distinguo e di mettere insieme tutte le energie
nella fase pratica. Molti lavori possono convergere in questo. A Firenze, con
poche forze, soprattutto l’encomiabile Patrizia Creati continua tenacemente a
lavorare sul problema dei porti nucleari, abbiamo tenuto un incontro con gli
Avvocati, lei sta coltivando i contatti (che potrebbero rafforzarsi per altri
contatti avuti ieri a Pisa). Credo che possa essere un
tassello molto
importante, se riusciremo a fare qualcosa.
Il problema dell’informazione e della
sensibilizzazione della gente –
che cade dalle nuvole – credo rimanga il nodo di fondo, sul quale dobbiamo
concentrare tutte le forze.
Mi permetto di passare a tutti voi una riflessione che
vado facendo nei
dibattiti a cui ho partecipato, che valorizza l’azione contro le atomiche ad
Aviano e Ghedi.
Sapete, credo (sul mio libro è trattato ampiamente), che le
testate nucleari “tattiche” costituiscono un aspetto molto peculiare, uno
dei punti più incerti degli arsenali nucleari oggi. Infatti, il Trattato INF
del 1987, fu il primo trattato di disarmo, portò alla “rimozione” delle
testate tattiche montati sul missili (gli Euromissili), MA NON
PRESCRISSE NULLA
SULLA GESTIONE SUCCESSIVA: distruzione, conteggio, controlli. Per cui oggi
nessuno è in grado di sapere esattamente quante testate tattiche ci sono,
dove, in che stato operativo, ecc; e questo costituisce una grande incertezza.
Ebbene, nell’autunno scorso
480 testate a gravità in Europa, potrebbe essere disposta a riaprire un
negoziato sulle testate tattiche. Questo potrebbe di fatto
rimettere in
moto un
processo di diramo che ora è completamente bloccato.
Quanto ai materiali, insisto sulla funzione importante
che può avere il
Questionario, laddove ci siano le forze per gestirlo, perché mette
concretamente in causa la gente nella sua consapevolezza, la porta a
coscientizzarsi e responsabilizzarsi maggiormente.
Mi fermo qui, buon lavoro, e a presto nelle iniziative
che sicuramente ci
vedranno insieme
Angelo