Email Angelo Gandolfi del 18 settembre 2006 (ore 2,15)
Caro Alfonso,
dal meeting di Milano abbiamo acquisito la
consapevolezza della necessità di un'exit strategy
dal nuclear sharing.
Non abbiamo tuttavia
affrontato, anche perché dal punto di vista della tempistica sarebbe stato un
po' off limits, alcune questioni dirimenti.
Intanto, volendo
essere inclusivo, farò degli insert qua
e là anche di termini che possano essere graditi ai Francofili.
E' un problema di
peacemaking, peacekeeping o peacebuilding?
E' un problema di outcoming o di outsourcing?
Escluderei di piercing, ma terrei conto che per
qualcuno potrebbe essere un buon lifting (maquillage
per i Francofili) o addirittura restyiling.
E' un problema di intelligence o di governance?
Su tutto questo si potrebbero costruire interessanti workshops
propedeutici a dei trainings (stages
per i Francofili) in modo da strutturare il nostro lavoro come work in progress
con l'obiettivo di un empowerment della società
civile, almeno di quella che si oppone alla militarizzazione del sistema,
attraverso l'enforcing delle nostre idee, che
potrebbero trovare una discreta audience.
Come primo step si potrebbe pensare ad un report
(dossier per i Francofili) sul nostro know how in materia, cercando di andare anche un po' al di là di standard e routine, realizzando anche uno
screening del movimento, di cui tutti avvertiamo un profondo bisogno. In fin
dei conti la nostra creatività dovrebbe portarci fuori dalla
forbice fra jingle e refrain.
Per realizzare un buon
lavoro di lobby attraverso un'efficace azione di pressing
nei confronti delle istituzioni si potrebbero anche programmare dei masters di specializzazione in alcuni campus universitari.
Si potrebbe anche
pensare ad un manifesto da proporre a: opinion makers,
opinion leaders, autori di best sellers,
film makers, vincitori di hit parade, video makers, autori di fiction, di reality,
art directors, rappers, raiders, squatters, no global, outsiders di ogni campo, specialisti dell'insider
magari proponendo una specie di zapping fra spot, videogames,
playstations e chi più ne ha più ne mettas.
Naturalmente è anche
necessaria una robusta operazione di fund rising che ha necessità di un team di advisors eventualmente con il supporto di sponsors e, naturalmente, di testimonials.
E,
ovviamente per diventare un network, abbiamo bisogno di una mailing
list, per inviare una newsletter di
modo che tout le monde sappia che in una certa città si tengono dei sit-in o delle jam-session o delle job session. E,
perché no?, in futuro progettare un magazine da
diffondersi naturalmente on line, anche su telefoni UMTS.
Capito, pardon, ok?