Email di Tiziano Tissino del 19 settembre 2006 (ore 14,07)
in risposta a Farid Adly
Hai ragione, il problema non sta tanto nel fatto che Alfonso
Navarra,
senza uno specifico mandato in tal senso, abbia fatto quel comunicato,
quanto nel contenuto del comunicato stesso.
Non avevamo, e non abbiamo, nessuna voglia di fare sterili polemiche.
Per questo, abbiamo provato a stoppare quel comunicato stampa:
proprio
per evitare l'incendio. Ciò non è servito, e probabilmente ha generato
ulteriore confusione in chi non era presente alla
riunione, per cui
ormai tanto vale dirci le cose fuori dai denti...
Immagino che chi non c'era sia come minimo perplesso dalle nostre
reazioni: ma come, a sentire Alfonso, l'incontro si è tenuto in un clima
idilliaco, tutti erano d'accordo sul cosa e sul come... e poi qualcuno
si mette a contestare non si sa bene perché.
Il punto è che l'incontro è stato tutt'altro che
idilliaco: si è invece
manifestata una divisione molto netta, che ore ed ore di discussione non
sono riuscite a ricomporre.
Se è vero che c'è stato un consenso di massima sugli obiettivi (ci
mancava solo che non fossimo d'accordo neanche su quelli...), nel
corso della giornata si sono contrapposte due visioni molto diverse
rispetto ai metodi. Da un lato, i rappresentanti di 'Beati i Costruttori
di Pace', Greenpeace, Pax Christi, MIR, Rete Disarmo, hanno espresso
chiaramente l'indicazione di NON costituire nuove strutture,
coordinamenti o campagne, ma di lavorare sulle campagne ed iniziative
esistenti, potenziando ed ampliando quelle, anche perché ci sono già
altri "contenitori", cui i gruppi che lavorano sul disarmo nucleare
potrebbero fare riferimento, senza bisogno di crearli ad hoc: ad
esempio,
quale gran parte delle sigle ieri rappresentate già fanno riferimento.
A questa visione, si è contrapposta quella di alcune persone (in
particolare Aliprandini) che vedevano come
indispensabile la creazione
di un coordinamento ad hoc. Io (e non sono il solo), in tutta sincerità,
non sono riuscito a capire in cosa consistesse la necessità di
costituire a tutti i costi questo coordinamento.
Comunque, nonostante le evidenti difficoltà ad ottenere un
consenso intorno all'idea del coordinamento, Aliprandini
& C. non hanno
ceduto di un millimetro dalle loro posizioni, finché, dopo una
estenuante ed inutile ricerca di un punto di mediazione, a tempo ormai
scaduto, quando buona parte dei partecipanti all'incontro se ne era già
andata, la proposta di costituire un coordinamento è stata messa ai voti
ed è passata "a minoranza" (10 favorevoli, 5 contrari, 6 astenuti).
Non c'è stato neanche modo di decidere in maniera consensuale chi
avrebbe fatto parte di tale coordinamento: Aliprandini,
che presiedeva
la seduta e che aveva proposto la mozione, ha indicato una serie di
persone/realtà associative che sarebbero state cooptate nel
coordinamento ma, a parte il fatto che su questo non si è votato, molte
di queste persone/realtà non erano presenti, ed anche i presenti si sono
riservati di accettare, dopo aver sentito le relative associazioni di
riferimento.
Ora, la spaccatura sulla questione "coordinamento sì / coordinamento
no"
è tutt'altro che una questione di lana caprina:
mettere insieme
associazioni diverse, con diverse metodologie di lavoro e diversi
percorsi culturali, non è un'operazione semplice e richiede il suo
tempo. L'esperienza dimostra che è lavorando insieme su progetti
concreti, che si sviluppa la conoscenza e la
contaminazione reciproca, e
diventa poi più facile trovare forme di coordinamento leggero.
Voler invece forzare a tutti i costi la costruzione di un coordinamento
non accelera affatto i tempi, ma al contrario crea più problemi di
quanti ne risolva, perché comporta un drenaggio enorme di risorse (in
termini di tempo, denaro, ed energie psico-fisiche). Per molti gruppi,
basati sul volontariato, reggere lo sforzo di un coordinamento è
un'impresa titanica, e rischia di essere vissuto come l'imposizione di
un ulteriore fardello in grado di far schiattare il gruppo stesso. E se
anche ci fossero realtà che hanno risorse a
disposizione, queste
sarebbero senz'altro meglio investite se indirizzate su iniziative già
consolidate.
Ora, io non pretendo che ci sia l'unanimità con il nostro punto di
vista, però su una cosa mi pare che dovremmo essere tutti d'accordo: ed
è l'ammissione che questo contrasto esiste. Su questo, vorrei capire
come la pensano Navarra ed Aliprandini:
davvero sono convinti che tutti,
domenica, fossero sostanzialmente d'accordo con le decisioni prese
all'ultimo minuto? Se è così, abbiamo visto due film
diversi...
Se invece si rendono conto della frattura, perché cercare di nasconderla
così platealmente? Pensano forse di fare un bel servizio al movimento,
in questo modo? Perché continuare ad andare avanti in questa impresa
a
forza di forzature, come più volte siamo stati costretti a denunciare
nei mesi scorsi?
.... (omissis) ...
Domenica eravamo tutti lì, immagino, ad ascoltare, per poi relazionare
ciascuno alla sua organizzazione di riferimento, che avrà i suoi organi
decisionali. Forse ci sarà stato anche qualche realtà che aveva già dato
carta bianca ai suoi rappresentanti, di accettare qualsiasi cosa venisse
fuori dall'incontro, ma credo fossero ben poche... Per
non parlare di
tutte le realtà che si sono ritrovate come aderenti, magari solo perché
avevano sottoscritto l'appello (che è un'altra cosa rispetto al
coordinamento...).
Per chiudere: so bene che questo messaggio NON otterrà l'effetto di
chiarire la situazione. Se non siamo riusciti a capirci discutendo per
una giornata vis-a-vis, non sarà certo con uno
scambio di email che ne
verremo fuori.
Però almeno, servirà a smascherare la versione di facciata offerta da
Navarra nel suo resoconto, versione che - quanto meno
come 'Beati i
Costruttori di Pace' (non posso certo parlare a nome
altrui) - non siamo
disposti a sostenere in alcun modo.
Anbamed ha scritto:
>
> Ma stiamo scherzando?
> La comunicazione è condivisione. C'è qualcuno che abbia
qualcosa da
> nascondere? Segreti di Stato?
> Io non c'ero all'incontro, purtroppo, e mi ha fatto piacere ricevere il
> resoconto di Massimo e Alfonso. Lo avevo sollecitato ad Alfonso per
telefono
> e mi sono premurato di fornire le coordinate
della riunione a Radio Popolare
> Network.
> I detrattori dovrebbero entrare nel merito e non fermarsi alle questioni
> formali. E' stata scritta qualche corbelleria
> che non c'entrava nulla con la discussione del 17? Se
non fosse così, che
> senso ha contestare un comunicato stampa che peraltro, per me, è stato
fatto
> in ritardo rispetto ai tempi dell'informazione. Vogliamo diffondere
le
> nostre iniziative oppure preferiamo nasconderci?