Email Lorenzo Scaramellini del 20 settembre 2006 (ore 16,53)

 

Contributo al dibattito

 

Cari amici,

all'indomani dell'assemblea di Milano di domenica 17, ho maturato alcune valutazioni che vorrei mettere in comune con voi e che trovate in allegato.

Ciao e... buona lettura!

Lorenzo Scaramellini (Agenzia per la Pace)

 

P.S. Manderò questa mail anche al "giro" Campagna OSM/DPN e alla Tavola della Pace, visto che parlo/sparlo anche di loro...  

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Sono molto soddisfatto, come obiettore alle spese militari, che il sito della Campagna OSM/DPN venga utilizzato per un dibattito così importante per l’intero Movimento contro la guerra. Credo ce ne sia un gran bisogno o almeno questa è la mia sensazione.

Partirò dunque dalla proposta di Angelo Baracca di un’assemblea nazionale di base contro la guerra, approfittandone per dire la mia su parecchie altre cose, dal generale al particolare.

Bè, innanzitutto devo dire che l’idea di Angelo mi piace e mi preoccupa al tempo stesso.

Mi piace perchè penso possa offrire una possibilità in più di procedere nella direzione così autorevolmente indicata da Alex Zanotelli in apertura della sua lettera aperta ai “nonviolenti” della primavera scorsa quando, ancora prima di riferirsi all’emergenza nucleare, faceva appello all’urgenza di superare divisioni e incomunicabilità reciproche tra i tanti amici/amiche della nonviolenza. E’ la direzione nella quale anch’io e l’associazione di cui faccio parte (l’Agenzia per la Pace) cerchiamo di andare da sempre, ricercando il dialogo e perseguendo la massima operatività comune possibile, anche oltre l’area nonviolenta.

Nel contempo mi preoccupa per come è nata: dopo l’assemblea e la manifestazione di Assisi del 26 agosto, come risposta/contrapposizione alla Tavola della Pace che avrebbe “censurato” le voci libere impedendo loro di intervenire al dibattito e che avrebbe cercato di trascinare il Movimento in una posizione di subalternità nei confronti della linea politica del Governo a proposito dell’impegno militare in Libano. Io/noi dell’AxP non c’eravamo ad Assisi perchè, come tanti altri, non siamo riusciti a mobilitarci in piena estate. Tuttavia, abbiamo aderito a quella manifestazione e siamo usciti con un comunicato stampa che metteva insieme (senza equilibrismi ma per semplice consonanza) l’appello di Assisi e alcune puntualizzazioni – molto opportune,  a nostro parere – nate all’interno dell’area nonviolenta (Rete Lilliput, Enrico Peyretti...).

Per esperienza diretta (vissuta più volte, in occasioni analoghe) non mi stupisco tuttavia della “blindatura” dell’assemblea del 26 agosto: è una pessima... abitudine che rischia di far passare in secondo piano quella che - a mio parere – è la straordinaria opportunità di incontro, relazione ecc. che i seminari della Tavola della Pace offrono. A mio parere sono opportunità senza pari, oggi, in Italia per la ricchezza di soggetti che partecipano. La Tavola della Pace ha un solo, enorme problema: non è un organismo gestito democraticamente. Non è una novità. Vorrei però aggiungere che la Tavola della Pace è anche “nostra”. E’/può essere di tutti i soggetti che in Italia vogliono lavorare per la Pace: basti pensare che del Direttivo fanno parte persone come don Fabio Corazzina (che recentemente ha sostituito Tonio Dell’Olio, per conto di Pax Christi) con cui portiamo avanti la Campagna OSM/DPN e con cui, pochi giorni fa, ci siamo trovati a Milano per discutere insieme della nuova Campagna per il Disarmo atomico. Basti pensare che Lisa Clark, con la quale pure condividiamo tante iniziative, è una delle persone più presenti e più ascoltate, ai seminari della TdP. Basti aggiungere che il Movimento Nonviolento si sta inserendo a sua volta e che noi dell’AxP (seppure da formiche) stiamo partecipando da tempo, incontrando ogni volta vari “amici della nonviolenza”.

Ecco perchè non sono d’accordo con chi parla della TdP come “pacifisti parolai e subalterni al Governo”: a me pare che, al contrario, la TdP – partendo da una situazione di effettivo “collateralismo” - abbia fatto negli ultimi anni grandi passi verso una maggiore autonomia. Sul Libano, anche noi abbiamo gridato/gridiamo “Forza ONU”, anche noi vorremmo (tra le altre cose) una presenza civile forte accanto ai caschi blu (a cui plaudiamo senza nasconderci che OGGI sono gli stessi militari tornati dall’Iraq a cui hanno cambiato il cappello), anche noi vorremmo costruire (SUBITO) i Corpi Civili di Pace... Una richiesta (quest’ultima) significativamente condivisa dall’area nonviolenta e dalla TdP che ne ha fatto oggetto di un comunicato specifico che tuttavia non può ignorare la realtà attuale: oggi, i Corpi Civili di Pace vanno costruiti quasi da zero. Non ci sono, a meno che non si intenda invocare l’invio immediato dei nostri amici Berretti Bianchi, Caschi Bianchi, Brigate Internazionali di Pace che in questi anni (con grande generosità e con enormi meriti, ma anche con inevitabili limiti) hanno sperimentato il lavoro per la pace in zone di guerra. Allora (a mio parere) QUESTO dovrebbe essere il nostro OBIETTIVO COMUNE su cui far convergere tutte le energie, anziché disperderci in polemiche: PROMUOVERE UNA FORTE AZIONE POLITICA COMUNE PER MODIFICARE LA NOSTRA POLITICA DI DIFESA PUNTANDO TUTTO SUL NO ALLA GUERRA (leggi Campagna di Obiezione alle Spese Militari) e SUL SI’ IMMEDIATO ALLA DPN E ALLA COSTRUZIONE DEI CORPI CIVILI DI PACE, chiedendo lo spostamento significativo di risorse economiche e – tra l’altro – il rilancio immediato del Comitato Consultivo per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta (DCNAN) istituito più di due anni fa.

E allora, mi dite che importanza ha soffermarsi su “polemicucce” con i professionisti della pace (io, peraltro, cerco di esserlo ma ci riesco ancora poco e vorrei che molti altri/e lo diventassero al più presto) o coi comizi di Fassino alla Festa dell’Unità che inneggia alla Tavola della Pace? Chi se ne frega?!?!

A me interessa aggredire la guerra, non i miei/nostri compagni di strada, per quanto diversi per storia, cultura, prassi politica possano essere da me!

Dunque, tornando alla proposta di Angelo Baracca, ok all’assemblea ma senza muri e senza assumere le diversità del Movimento come motivi di contrapposizione. Come diceva Nenni (che peraltro non è il mio riferimento preferito): “Attenzione ai puri. Troveranno sempre qualche puro più puro che li epura!”

Dividendoci riusciremo forse ad affermare noi stessi ma si allontaneranno sempre più le possibilità di modificare la realtà e, nel nostro caso, di “buttare la guerra fuori dalla storia”.

 

E qui vengo alla discussione in atto sulla Campagna per il Disarmo atomico. Anche qui, mi pare che la conflittualità interna sia assolutamente spropositata! Ne abbiamo avuto prova durante l’estate e sta riemergendo in questi giorni post-assemblea di Milano.

Personalmente sono “poco sensibile” alle questioni di metodo, ma mi rendo conto che altri – giustamente – siano più attenti. E allora, perchè essere così superficiali e procedere bruciando le tappe condivise? Così si alimentano i conflitti anziché ridurli. Dunque, anche qui, attenzione!

Ma sulla Campagna vorrei soffermarmi per altri aspetti che sento con più forza: io sono stato tra i primi ad accogliere con entusiasmo la proposta di Alex Zanotelli per un’azione politica congiunta dell’area nonviolenta, per i motivi che ho già esposto e che sa bene chi mi conosce.

Eppure, sono uscito perplesso dall’assemblea di Milano perchè mi è sembrato il classico elefante che partorisce il topolino. In altre parole, mi sembra si rischi di sprecare un’occasione storica per realizzare un tavolo comune (almeno) dell’area nonviolenta, per costruire una piattaforma politica condivisa, investendo energie (ma dove le prenderemo?) in una nuova Campagna molto parziale e molto difficile quanto a sbocchi politici.

Come dicevo a Milano, io non contesto la legittimità e l’opportunità di una Campagna specifica per il Disarmo atomico ma ne faccio un problema di costi e di benefici: osservo che i benefici (sempre che non frani tutto sui nostri litigi di questi giorni) sono fortemente incerti visto che – ad esempio – smantellare le testate nucleari presenti sul territorio italiano significa rivedere accordi internazionali che non mi pare rientri nelle prospettive del nostro debole e balbettante governo di centro sinistra e neppure nelle priorità di una qualche forza politica. E invece, per riuscirci, si tratterebbe di costruire ampie maggioranze in Parlamento. E nella società civile? Come pensiamo di ottenere una forte aggregazione se consideriamo “avversari” altri pezzi dello stesso Movimento per la Pace? Pensiamo di perseguire il Disarmo nucleare unilaterale aggregando gli “uguali a noi”? Auguri! Inoltre, come dicevo a Milano, come pensiamo di ottenere attenzione e di produrre mobilitazione su un’emergenza (quella nucleare) che a me pare totalmente “non avvertita” dall’opinione pubblica e dallo stesso Movimento per la Pace?   E infine, quand’anche riuscissimo in quest’intento, avremmo forse superato la guerra e affermato le ragioni della nonviolenza? No di certo. Saremmo punto e a capo con le guerre convenzionali: le uniche, correggetemi se sbaglio, che hanno fatto/stanno facendo morti, feriti, dispersi, profughi, disperati quotidiani dal ’45 ad oggi.

E allora, mi chiedo/vi chiedo non sarebbe più opportuno concentrare le nostre energie per capire come/se le tante iniziative che ci assorbono da anni (comprese quelle per il disarmo nucleare) potrebbero sommare i loro effetti, sostenersi reciprocamente, incrociarsi, estendersi nella prospettiva comune che già citavo: SUPERARE LA GUERRA COME STRUMENTO DI RISOLUZIONE DEI CONFLITTI? Non vi pare che anziché aggregarci, in forma sempre diversa e settoriale, dovremmo accogliere e sviluppare l’invito di Alex Zanotelli orientandoci verso un’azione politica condivisa (quantomeno) a livello di area nonviolenta?  

 

Lorenzo Scaramellini