L’apocalisse prepara l’alternativa nonviolenta?
Di Alfonso Navarra
(Lega Disarmo Unilaterale)
Simboli astratti della distruzione
·
Nella
tradizione , dall'Apocalisse di San Giovanni
Evangelista, i quattro cavalieri rappresentano epidemia, guerra, fame, morte.
·
Il
primo cavaliere, con arco e corona, che in genere viene
considerato la peste, in alcune interpretazioni viene citato come la
"conquista", il secondo, su un cavallo rossiccio e con la spada, è la
guerra, il terzo su un cavallo nero e con una bilancia, è la fame, mentre il
quarto e ultimo, su di un cavallo pallido, è la morte, che in qualche modo
riassume anche i tre precedenti.
L’apocalisse: il tempo delle scelte finali
La civiltà della violenza, della potenza,
della guerra sta correndo verso la sua “crisi” scatenando i suoi
4 Cavalieri:
·
la Fame (la Scarsità e l’Iniquità economiche)
·
la Malattia (individuale e dell’ambiente naturale)
·
la Dittatura (l’oppressione politica)
·
la Forza distruttiva (il sistema militarista)
·
E’
questo il momento giusto per proporre e costruire l’alternativa
della Nonviolenza: il governo della Forza del diritto che prevale sul “diritto”
della forza distruttiva.
Stiamo creando una Napoli mondiale
·
Il
“progresso” che vorrebbe imporci la Tecnocrazia è intrinsecamente sprecone, energivoro, produttore di montagne di rifiuti, emissioni e
scorie che finiranno per seppellirci. L’informazione spazzatura ignora
allegramente il problema.
·
Ma
lo sai o non lo sai, potremmo chiedere al cittadino comune, che l’attività
militare rappresenta la più grave forma di inquinamento
del Pianeta?
·
Stipando
il pianeta di arsenali atomici – 30.000 testate oggi
predisposte per “guerre nucleari preventive” – abbiamo prodotto circa 1.700
tonnellate di plutonio non biodegradabili.
·
Il
plutonio, elemento artificiale (cioè non esistente in
Natura), si dimezza in circa 25.000 anni, i depositi di scorie del ciclo
nucleare dovrebbero resistere per almeno 40.000 anni.
·
1 grammo di plutonio può teoricamente provocare
18 milioni di tumori al polmone.
Non
c’è peggior cieco di chi non vuole vedere, peggior sordo di chi non vuole sentire
·
I
più non riescono a cogliere i segni dei tempi. Sono vittime di una coscienza
limitata e cloroformizzata.
·
Non
immaginano che la “civiltà” che conoscono possa collassare,
al pari di quelle del passato, e che il “progresso” possa
finire in un vicolo cieco.
·
Anche coloro che credevano nelle ideologie
ottocentesche, sconvolti dal crollo dell’URSS, sono rimasti senza stampelle
interpretative.
·
L’ultima
ideologia globale sopravvissuta, il mercatismo neoliberista e tecnocratico, è anch’essa sotto
choc, frastornata dalla crisi economica che va precipitando.
Il Cavaliere che annuncia la scarsità economica
·
L’economia
finanziarizzata, separatasi dall’economia
produttiva, sta incespicando e forse stramazzando tra i grovigli delle sue
contraddizioni intrinseche.
·
Una
“Argentina mondiale” era già prevista nel 2005. Ma lo
sviluppo del BRIC (Brasile-Russia-India-Cina) vi ha
posto temporaneamente rimedio.
·
Vengono stanziati miliardi di dollari per salvare
le banche investite dalla crisi dei mutui subprime. Si invocano nuove istituzioni e regole per “mettere le
briglie” ai mercati finanziari.
·
Gli
ottimisti prevedono la fine della recessione per il 2009.
·
Molti
paventano invece una specie di 1929 prolungato.
·
Il “signoraggio” del dollaro è messo in discussione. L’euro già
sta affiancando il biglietto verde.
·
Il
“buco nero” della “guerra al terrore” (forse 3.000 miliardi di dollari) incide
molto di più di quanto non appaia. Sicuramente ha effetti negativi sul valore
del dollaro e, quindi, delle principali materie prime.
·
L’effetto-serra
con le sue intemperanze meteorologiche crea scarsità in materia di produzione
agricola: lievitano i prezzi dei generi alimentari.
Il Cavaliere che annuncia il collasso ecologico
·
Ma lo sai o non lo sai che è dato per
scontato un aumento minimo della temperatura media della Terra da 15° a 17°?
·
In
tutto il Novecento l’aumento è stato appena di 0,7° e
gli effetti già si vedono!
·
L’IPCC
dell’ONU ha adottato ufficialmente il paradigma del cambiamento climatico
brusco: 10° possono oscillare in un decennio.
·
I
media si diffondono
in modo divertito sui grandi iceberg che si staccano dalle calotte polari.
·
2° di aumento = 1 miliardo in più che non avrà accesso
all’acqua potabile.
·
Si
profila penuria di acqua, cibo energia.
·
La conflittualità conseguente è stata studiata dal Pentagono
(rapporto dell’ottobre 2003) che prevede, ad es., nel
2025 scontri armati con la Cina.
·
James
Lovelock: 6° di aumento – da
15 a 21°
- provocheranno miliardi di morti – almeno 4.
4 Kyoto per
venirne fuori
·
La UE, per bocca di Angela Merkel,
propone un protocollo quattro volte più impegnativo di quello di Kyoto (tagli al CO2 del 20% non del 5%) per limitare i
danni.
·
Se
ci muoviamo in fretta e bene la temperatura media della Terra aumenta di soli
due gradi. Ma già con Kyoto abbiamo visto pigrizia e cattiva volontà. Anche da
parte italiana, che predica bene ma razzola male. Le
nostre emissioni sono aumentate del 6%.
·
Il
Polo Nord si scioglie? Subito la
Russia manda un sottomarino a piantare la bandiera
nella piattaforma continentale: vuole assicurarsi i diritti di sfruttamento pterolifero!
·
La
conversione ecologica dell’economia costa? Stiglitz
ha calcolato che per la guerra in Iraq gli USA hanno
speso migliaia di miliardi di dollari…
·
Abbiamo
solo 10 anni per arrestare l’irreversibilità del processo degenerativo!
Il Cavaliere che annuncia l’oppressione politica
La rappresentanza democratica è
in crisi in tutto l’Occidente sviluppato. Il “sovraccarico della domanda
popolare” sospinge le élites a ricercare soluzioni decisionistiche.
·
Governi
“forti” nascono dai bipartitismi maggioritari, che liberano dai defatiganti
compromessi parlamentari.
·
Il
consenso si insegue al centro, vale a dire
contendendosi il ceto medio di massa, che ha tempo e risorse per organizzarsi
in cordate ammanicate nei partiti-contenitori, impostati su leadership
personalistiche, ad uso e consumo del gioco mediatico.
·
Forme
propriamente totalitarie si dispiegano altrove, nel mondo definito “barbaro”,
con il “comunismo” cinese ed il fondamentalismo
islamico.
In Italia il Cavaliere antidemocratico si
chiama Silvio Berlusconi
·
La
tessera P2 1816, accolta nel patto di sindacato di Mediobanca,
finalmente è entrata nel salotto buono del capitalismo italiano.
·
Tutti
insieme, PD-PDL e
compagnia partitica castante, potranno concertare
l’assalto alle casse dello Stato per i business sopravvisuti
alla deindustrializzazione:
·
Speculazione
immobiliare
·
Grandi
opere infrastrutturali: TAV, ponti, autostrade…
·
Centrali
nucleari
·
Rigassificatori,
inceneritori, discariche
·
La
popolazione locale fa bene a dire no alla devastazione territoriale e sociale
Il Cavaliere che annuncia la “guerra
infinita”
·
Dopo
l’11 settembre 2001, attentato alla Twin Towers di New York, George Bush, eletto nel novembre 2000 in maniera dubbia con
uno scarto risicatissimo in Florida, dichiara la
guerra “unica, globale, permamente, preventiva al
terrore”.
·
Il “Patriot Act”, votato a caldo e a
scatola chiusa dai deputati USA, sospende libertà fondamentali e certifica
poteri quasi dittatoriali per il Presidente. Si vanifica l’habeas
corpus per i sospetti, istituiscono Tribunali speciali e legittimano
interrogatori con metodi da tortura…
·
Bush
invade subito l’Afghanistan ponendo fine al regime dei
Talebani, gli ex alleati contro l’occupazione
sovietica. Ma non riesce a catturare né il mullah Omar
né Osama Bin Laden. E’ il Primo Fronte.
·
Accampando
la presenza inesistente di armi di distruzione di
massa, la “guerra globale” porta all’aggressione dell’Iraq di Saddam Hussein. Il Secondo
Fronte.
·
Un
“terzo fronte” è aperto ufficialmente in Libano, a fianco di Israele,
e da un paio di anni si parla del “quarto”, contro l’Iran, preso di mira per i
piani nucleari accusati di minacciare la stabilità del mondo.
Iraq, il buco nero
·
I
caduti americani in Iraq, per il Pentagono, hanno appena superato quota 4.000 dall’inizio del conflitto, 5 anni fa (marzo
2003). I feriti sarebbero quasi 30.000.
·
Sono
impegnati sul campo 160.000 soldati. La linea è “iraqizzare”,
bombardare da lontano e lasciare il lavoro sporco alle milizie locali.
·
La
guerra stressa il soldato semplice: si parla di 8.000 suicidi, depressione e
malattie psichiche imperversano, aumentano i disertori fino a formare un movimento
organizzato.
·
Il
Pentagono stima in 600 miliardi di dollari i costi della guerra in Iraq. Il
Budget Office del Congresso USA ritengono più
realistica una stima compresa tra 1.000 e 3.000 miliardi di dollari.
·
Secondo
Joseph Stiglitz, premio
Nobel dell’economia 2001, la guerra iraqena è costata
sinora, in 5 anni, 3.000 miliardi di dollari; potrebbero salire a 5.000
miliardi se fra i costi venissero incluse le spese
“fuori bilancio” per i benefit e le cure a lungo termine dei veterani, il
ripristino dell’esercito nella sua forza prebellica e il costosissimo ritiro
dal Paese con il riposizionamento delle forze altrove
nella regione.
·
Barak
Obama ha ricordato che la prima Guerra del Golfo, nel
1991, è costata complessivamente al Tesoro americano “la somma che oggi
paghiamo in Iraq ogni due mesi”.
Il petrolio iraqeno
vale la candela dell’invasione?
·
La
guerra, ufficialmente, avrebbe dovuto costare 70
miliardi di dollari annui e si sarebbe ripagata con i proventi del petrolio iraqeno estraendo 2 milioni di barili giornalieri.
·
La
produzione in Iraq si aggira oggi intorno ai 2.300.000 barili al giorno, con il petrolio prezzato ad oltre i 105 dollari
al barile (e che va sempre più su). Il quantitativo è
di poco superiore a quello anteguerra, quando il Paese era soggetto all’embargo
dell’ONU.
·
Il
Parlamento di Bagdad ancora non è riuscito ad adottare una legge sulla ripartizione dei proventi
petroliferi fra le diverse regioni del Paese. I sunniti
abitano zone centrali povere
di idrocarburi e vorrebbero che la ricchezza venisse distribuita equamente fra
tutti gli iraqeni. Sciiti al Sud e Kurdi al Nord hanno i giacimenti e tentano di tenerseli ben
stretti.
·
Lo
sfruttamento americano ed occidentale è ostacolato dal
boicottaggio degli oleodotti da parte degli “insorgenti”, dalle difficoltà di
trasporto, dal fabbisogno nazionale (gran parte del Paese riceve, quando va
bene, elettricità soltanto per alcune ore al giorno).
I conflitti armati possono degenerare in
guerra atomica
·
E’
quanto argomento nel libro “La guerra nucleare spiegata a Greta”, EMI Edizioni.
·
Il
mondo è in guerra, il mondo si riarma, il nucleare
prolifera, la tecnologia integra organicamente il nucleare nel sistema
difensivo, in un quadro caotico, di crisi ecologica, sociale, economica.
·
Il
deragliare delle guerre per le risorse strategiche – i combustibili fossili in
primo luogo – diventa quasi scontato, come sostiene
anche William Langewiesche, l’autore del bestseller
“Il bazar atomico”, edito da Adelphi.
·
Le
armi aggravano la pericolosità dei conflitti e – lo ricordava sempre Carlo Cassola, il fondatore della LDU – prima o
poi finiscono per sparare da sole. E’ un richiamo all’ammonimento di Albert Einstein:
“O l’umanità distruggerà gli armamenti, o
gli armamenti distruggeranno l’umanità”.
Fermiamo chi scherza col fuoco atomico
·
Dall’appello
varato nel luglio 2006:
·
“La politica, la società, le religioni, la
cultura, la scienza, si trovano davanti ad una scelta di vita
o di morte.
·
Oggi le armi nucleari hanno perduto il
ruolo di deterrente, ma sono concepite per venire usate. I veri rischi
provengono dagli Stati nucleari che non intendono disarmare, e dalla
disponibilità di materiale fissile.
·
La perversa "razionalita'"
della brama di potere, della prevaricazione e della forza armata, degenerata
nella follia e nell'insensatezza assolute, ha espresso la regola della
competizione atomica: CHI SPARA PER PRIMO VINCE (se
riesce ad impedire la reazione del "nemico").
·
La preparazione e la minaccia dello
sterminio atomico dimostrano dove portano l'idea e la pratica della guerra, che
è un male incontenibile, scatenante il massimo possibile di violenza e
distruzione”.
Il primo colpo nucleare
·
La
logica del primo colpo nucleare, che ha dato origine ad Internet, è alla base
dello scudo antimissile, che Bush vuole installare in
Europa e che sta accendendo la “Seconda Guerra Fredda”.
·
Scientific
American propone spesso articoli di studiosi che avanzano proposte su come evitare la “guerra nucleare per errore”. Non c’è da
fidarsi della razionalità di un potere che è stupido come chiunque pretenda di basare difesa e sicurezza sull’equilibrio di
potenza, quindi sull’equilibrio del terrore.
·
L’attacco
atomico preventivo ormai fa parte delle dottrine ufficiali delle grandi potenze
– cito la NPR USA
del 2002; esso sta per essere recepito ufficialmente e
direttamente anche dalla NATO che oltretutto non ha rinunciato al “first use” per sedicente “difesa”.
Proliferazione incontrollata
·
Le
potenze, USA e Russia in testa, che posseggono la
bomba sono nove (alcune non ufficialmente); ma almeno una quarantina di Stati
sarebbero in grado di costruirsi un’atomica. Molti Paesi stanno lavorando sotterraneamente in questa direzione.
·
In
Medio Oriente i vari conflitti sembrano confluire in una “guerra unica” che può
esplodere con il sempre possibile attacco israelo-statunitense
contro l’Iran.
·
L’attuazione
del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) è bloccata e negli ultimi
anni è ripartita la corsa al riarmo con aspetti che puntano ad aggirarne o
ignorarne i vincoli.
·
Oggi
una delle svolte più pericolose è la costruzione di mini-nukes,
cinicamente definite più maneggevoli e sicure per i civili, con l’obiettivo di
utilizzarle sul campo di battaglia, di fatto a semplice discrezione delle
Autorità militari.
Le spese militari toccano livelli record
·
Dal
Corriere della Sera del 23 marzo 2008, articolo a firma Marco Nese:
·
Il
mondo è sempre più imbottito di armi. Ogni anno i
Paesi della Terra spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per mantenere i loro
eserciti. La quarta parte di questa cifra, e cioè 300
miliardi di dollari, è investita nell’acquisto di nuovi carri armati, nuovi
aerei sempre più micidiali, nuove diavolerie tecnologiche con cui gli esseri
umani si massacrano. Al crollo dell’impero sovietico la corsa agli armamenti si
fermò. «Gli studi per la produzione di una nuova generazione di
armi—spiega il generale Fabio Mini—furono abbandonati». Negli ultimi
anni sono ripresi alla grande...”
Progetti top
secret
·
…“Molti
progetti sono top secret. Ma
i programmi resi noti sono già sufficientemente impressionanti. Si parla di armi a microonde, raggi elettromagnetici, armi ad energia
diretta che impiegano alte frequenze in grado di far evaporare i corpi
investiti. La Russia
ha sviluppato armi termobariche, un miscuglio di esplosivi e carburanti realizzato grazie a una
manipolazione della materia a livello atomico. Su impulso di Vladimir Putin, l’industria della Difesa russa assorbirà quest'anno 40 miliardi di dollari. Ma
siccome Mosca nutre l’ambizione di imporsi di nuovo sullo scacchiere
internazionale, ha preparato un vasto piano da completare entro il 2020 per
aerei (fra cui velivoli Stealth, «invisibili»),
missili, sottomarini e armi di nuova generazione. Anche la Cina
si è lanciata nel settore dell’alta tecnologia. All’inizio di marzo ha
annunciato di aver stanziato per quest’anno 58
miliardi di dollari per spese militari, il 18 per cento in più rispetto al 2007”...
USA uber alles
·
..."I
più spendaccioni in assoluto rimangono gli Stati Uniti. Washington dedica il 4,7 per cento del prodotto interno lordo al
settore della Difesa. L’Europa solo l’1,8. Nel 2006
gli Stati Uniti hanno investito 141 miliardi di euro
per gli equipaggiamenti, mentre i 26 Paesi europei messi insieme sono arrivati
appena a quota 39 miliardi di euro. Un divario così alto complica la
possibilità di collaborazione tra occidentali. Se si
vuole avere un’idea delle spese che comportano le Forze armate americane, basta
pensare alle portaerei. Washington ne ha 12, ognuna è
come un villaggio di circa 5mila abitanti. L’ultima arrivata è la Reagan,
lunga come tre campi di calcio. Pattugliano tutti gli oceani, portandosi dietro
ognuna una scia di decine di navi di supporto, un battle group capace di sferrare
attacchi su ogni angolo della Terra"...
I rapporti USA-Russia
·
L’incontro
di Soci, in corso proprio oggi (domenica 6 aprile), dovrebbe concludersi
con la firma, da parte di Bush e Putin,
di un documento per la definizione delle relazioni strategiche tra Stati Uniti
e Russia nel medio periodo.
·
Il
documento dovrebbe diventare punto di riferimento per accordi militari che sostituiscano i trattati ormai vecchi come qualli per la limitazione delle armi nucleari (valido sino
al 2009), o dei sistemi antimissile, o delle forze convenzionali in Europa.
·
La Russia entrerebbe nel WTO.
·
Bisognerà
vedere come influirà sul clima del Mar Nero il supervertice NATO di Kiev, che ha all’odg l’allargamento ad Ucraina e Georgia
dell’Alleanza.
·
Un grande gioco riguarda il controllo delle risorse energetiche
in Asia Centrale, a ridosso del Mar Caspio. Molto
dipende da quali gasdotti passerà il combustibile.
·
Putin
viene dipinto dalla stampa occidentale come il “nuovo
Zar”, che continuerà a mantenere il vero potere da premier, con Medevedev, il delfino, nuovo presidente burattino.
·
L’equazione
è Russia=URSS. La democrazia è
finta, i finti partiti, di centro, di destra e di sinistra, in realtà
rispondono sempre al Cremlino. Gli eredi del
vecchio KGB hanno rioccupato le leve dello Stato dopo aver messo in riga gli
oligarchi indipendenti.
·
La
stampa è imbavagliata ed i giornalisti critici sono assassinati.
I rapporti UE-Russia
·
Molti
fatti suffragano l’ipotesi che esista un tentativo USA
di inserire un cuneo nei rapporti Europa-Russia.
·
La UE ha superato gli USA nel PIL, è una superpotenza
economica, l’euro fa concorrenza al dollaro come moneta mondiale, è meno
colpita dalla frana subprime: con il retroterra
energetico russo assicurato potrebbe lasciare l’alleato solo nelle peste
mediorientali.
·
Lo
scudo antimissile in Cechia e Polonia avrebbe una funzione più politica che militare: ribadire che
la Russia fa parte tecnicamente delle “minacce”
possibili.
·
Altro
punto di attrito riguarda l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia.
·
Sotto
il Caspio passerà una Pipeline,
costruita dagli americani, capace di liberare le riserve di metano turkmene. Rifornirà l’Europa non passando per il territorio
russo.
·
Altri
progetti di gasdotti, attraverso il Mar Nero, coinvolgono l’ENI, in
collaborazione con Gazprom.
Anche
l’Europa si riarma
·
La Nato nel vertice di Bucarest considera la
proposta di Bush: deve allargarsi ad Ucraina e
Georgia? Putin accetterebbe un baratto dando via
libera ad un embrione di scudo antimissile in Polonia e Cechia.
·
La Francia di Sarkozy,
appoggiata dalla Germania, ha frenato decisamente. Parigi però è rientrata nel
comando integrato NATO e sta decidendo l’invio di altri
1.000 militari a Kabul. Sul nucleare iraniano fa la voce grossa. “Siamo
alleati, non allineati”.
·
L’Europa
pensa di aiutare l’industria bellica a rafforzarsi, specializzandosi e
diventando più competitiva sul mercato. Con questo intento,
per creare un “mercato comune degli armamenti”, la Commissione ha
presentato due direttive: 1) normativa per l’acquisto di equipaggiamenti
militari e di sicurezza (ampio uso della trattativa privata); 2) trasferimento
degli equipaggiamenti destinati alle FF:AA dei Paesi europei: la licenza
globale europea, rilasciata dall’EDA, si aggiunge a quella individuale.
L’Italia “unionista” ha indossato l’elmetto
·
Le
spese militari, diminuite sotto Berlusconi, si impennano fino a toccare, con la Finanziaria 2007, la
cifra record di quasi 23 miliardi e mezzo di euro.
·
Per
assemblare gli F35 a Cameri
siamo pronti a contribuire pubblicamente con miliardi di euro e a prenotare l’acquisto
di un centinaio di velivoli.
·
Le
basi militari non vengono gettate a mare (La Maddalena è
un’eccezione), ma potenziate come a Sigonella
(proiezione verso Africa e MO) e “raddoppiate” come a Vicenza (pronto impiego
per le guerre in Iraq e Afghanistan).
·
La
costruzione di Vicenza, come del resto la TAV e i CPT, sono in
appalto a cooperative “rosse”.
·
L’ultimissima
notizia è l’ampliamento, in Sardegna, del poligono interforze di Salto di Quirra. Verrà
costruito un aeroporto, la gestione sarà affidata a un consorzio
pubblico-privato: il 51% alla Difesa, il restante 49% divise tra le principali
industrie nazionali degli armamenti. L’obiettivo è scaricare dal bilancio del
governo alcuni costi e puntare sulla sperimentazione aerospaziale.
·
Lo
scudo antimissile vedrà l’immancabile contributo italiano
·
Le
centrali nucleari, per proposta comune di PD e PDL, saranno costruite
all’estero, forse in Albania. Già l’ENEL collabora con l’Ente francese EDF e si
è data da fare in Slovenia.
Aumenta l’export di armi
tricolori
·
Stando
ai dati del Rapporto del Presidente del consiglio l’export dell’industria
bellica raddoppia, se si includono i programmi
intergovernativi tipo Eurofighter.
·
Il
rapporto è stato presentato in un incontro con la RID avvenuto il 28 marzo 2008.
·
Nel
2007 sono state ufficialmente effettuate 1.234
operazioni di esportazione di armi per circa 1.273,79 milioni di euro – un
aumento di quasi il 10% rispetto al 2006.
·
L’esportazione
di materiale aumenta, in valore, del 37%.
·
I
programmi intergovernativi ammontano a 1.806,59 milioni di euro.
·
Le
esportazioni definitive riguardano principalmente (2/3) Paesi UE e Nato.
·
Commesse
importanti risultano con il Pakistan e la Turchia. Vendiamo
armi anche a Emirati Arabi Uniti, Oman, Arabia
Saudita, India e Singapore.
Missioni militari di guerra
- Buona parte dello schieramento
arcobaleno non ha avuto il coraggio di chiamare le cose con il proprio
nome.
- Bisognava denunciare chiaramente che
le cd missioni militari di pace, per le quali dal 2000 abbiamo speso oltre
7 miliardi di euro, sono in realtà guerra
combattuta in retrovia, al rimorchio di operazioni neocoloniali.
- L’interventismo militare soddisfa
tutti i gusti: Albania, Balcani, Kosovo, Bosnia, Sudan, Malta, Libano, Egitto, Israele,
Afghanistan, Iraq e molte altre ancora. Ma quello che più conta è la
partecipazione subalterna alla “guerra unica al
terrore” in Medio Oriente.
- Il Parlamento-zombie
si è rifatto vivo il 21 febbraio 2008 approvando il decreto di rifinanziamento delle missini
militari all’estero:1,20 miliardi di euro che copriranno le spese
dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2008.
- L’Afghanistan si becca la fetta più
grossa del totale, oltre 337 milioni di euro. Vi
operiamo con un contingente di 2.350 uomini appoggiati da numerosi mezzi
terrestri ed aerei inquadrati nella missione ISAF, formalmente della Nato ma rispondente alla catena di comando
americana di Enduring Freedom.
- Il Libano è lì lì
per esplodere nella rissa tra filoccidentali, filosiriani, filoiraniani.
Vi operiamo con 2.458 militari nell'ambito della missione UNIFIL 2
dell'Onu, più con la missione navale di appoggio Euromarfor.
- Dallo stesso Iraq l’Italia non si è
completamente ritirata (restano ancora Carabinieri per addestrare Forze
armate locali) e i giacimenti di Nassyria
destinati all’ENI costituiscono un bottino di 300 miliardi di dollari.
Sinistra
arcobaleno contraria?
La Sinistra Arcobaleno non ha approvato il rifinanziamento
delle missioni militari, però di fatto si è distinta, e neanche con chiarezza,
solo sull'Afghanistan (ma ad es. non sul Libano).
Aveva infatti
chiesto lo scorporo di questa missione, altrimenti avrebbe votato contro
l'intero provvedimento. Ma non per chiedere il ritiro delle
truppe bensì "un coinvolgimento diverso del nostro paese" (Elettra Deiana, PRC)".
Guarda caso questa decisione è
"maturata" solo ora che il governo Prodi è
già caduto da destra e si avvicinano le elezioni in cui si decide la
sopravvivenza delle poltrone di sinistra.
Così possiamo finalmente
sentire da costoro che "la missione in Afghanistan è una missione di
guerra" (Deiana) e che in Afghanistan "la Nato
chiede di estendere la guerra, nuove armi e più uomini, e libertà piena di
uccidere chiunque si opponga alla presenza straniera, e il governo da noi
sostenuto è nelle mani di criminali di guerra collusi con il narcotraffico" (Venier).
Le sorprese non sono mancate lo
stesso: al momento della votazione finale, con una giravolta rispetto alle
posizioni assunte in Commissione, i gruppi della Sinistra democratica e dei Verdi
hanno lasciato l'aula per non votare no e non far mancare l'appoggio ai
"nostri" militari ( e per non precludersi futuri accordi col PD?),
mentre quelli del PRC e del PdCI si sono ritrovati a
votare no da soli.
Non è
stato, a conti fatti, un bell'esordio per il
"nuovo soggetto unitario e plurale" alla sua prima prova
parlamentare.
Movimenti di resistenza umana nel mondo
·
Mentre in Italia le Perugia-Assisi
sostituiscono inopinatamente i “diritti umani” alla pace, negli USA gli
attivisti no-war sospingono, con decisione e coraggio, la campagna pro-Obama.
·
Diventa
possibile una svolta epocale nella politica estera paragonabile al disarmo
unilaterale parziale di Gorbacev: la cessazione
unilaterale della “guerra unica, globale e permanente
al terrore”.
·
Obama,
che ha votato contro la guerra, ritirerebbe le truppe dall’Iraq: e scusate se è
poco… Per i circoli più oltranzisti del MIC (Military
industrial complex) la vita si farebbe
grama. Addio bei sogni di attaccare l’Iran!
·
Le
lotte nonviolente in Tibet, Birmania, eccetera, possono dimostrare che l’unità
popolare è capace di prevalere sulle repressioni degli apparati polizieschi e
militari.
·
Gli indios in Chiapas e, più in
generale, quelle popolari in America Latina anch’esse additano la speranza di
un diverso mondo possibile, ecologico, equo e solidale.
In Italia cresce il “partito del NO”
·
Presunte
“emergenze” sono state sfruttate per campagne mediatiche
contro i comitati Nimby: gli oppositori della TAV; i
contestatori di basi militari, autostrade, discariche, rigassificatori…
e centrali nucleari!
·
Sarebbero
194 le opere bloccate dalla protesta delle comunità locali secondo il sito Nimby Forum.
·
Il
“Patto di Mutuo Soccorso” viene assimilato
all’antipolitica di Beppe Grillo: il rifiuto irrazionale ed egoistico ad assumersi
le responsabilità del “progresso”.
·
(Una lista degli inceneritori in Italia,
esistenti ed in fase di costruzione, aggiornata al dicembre 2006, nonché delle
varie associazioni che controllano i vari progetti è pubblicata dal blog “Politicamente scorretto”).
Il pacifismo italiano in crisi
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Abdicando
ad una coerente opposizione alla guerra, per subalternità al “governo amico”,
il movimento pacifista italiano è praticamente quasi
scomparso.
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Un
“Futuro senza atomiche” ha raggiunto a stento le 65.000 firme, ma la gestione
BCP ha pregiudicato ogni valenza trasformativa della
campagna antinucleare.
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Non
si può parlare delle B-61 di Aviano e Ghedi come dei “residui obsoleti” nel momento in cui la NATO
va ad adottare ufficialmente la strategia della guerra nucleare preventiva.
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La
Legge di Iniziativa Popolare sulle basi militari,
promossa da “DISARMIAMOLI”, è in difficoltà perché anch’essa è impantanata su
impostazioni ideologiche “antimperialiste” vecchie e fuorvianti.
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Nell’anno
di grazia 2008 non è possibile civettare ancora con le “resistenze armate” tipo
Hamas in Palestina o le FARC in Colombia!!!
La nonviolenza disorganizzata
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I
gruppi “storici” della nonviolenza cd organizzata arrancano, “duri e puri”, in
un testimonialismo autoreferenziale
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Dentro
il MN si affaccia la tentazione del “partito della nonviolenza”
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Il
MIR, che ha tenuto l’ultimo suo CN a Milano, insiste nel suo
privilegiare il perfezionamento di tipo spiritualistico rispetto alla ricerca
di strategie politiche efficaci
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LOC
e LDU si limitano anch’esse a mantenere accesa una fiammella di testimonianza storica
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Siamo
pochi ma confusi, ed alquanto allergici al metterci insieme!
L’OSM piccolo “faro” dell’antimilitarismo
nonviolento
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Con
tutti i suoi limiti, quantitativi e qualitativi, la Campagna OSM rappresenta l’ultimo ambito in cui una iniziativa
nonviolenta diffusa conserva la capacità di saper unire la contestazione
antimilitarista ai programmi costruttivi
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Anche
per questo sono da respingere le proposte facilone di sostituirla con petizioni
di principio finalizzate a sperimentazioni velleitariamente “costruttive” che,
nella migliore delle ipotesi, lasciano il tempo che trovano
Da Cattolica 2008 il rilancio?
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La LDU propone di liberarsi da possibili derive
accademiche ed istituzionali per scoprire, finalmente, la DPN di base
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A
livello interno, va cercato il collegamento con l’opposizione delle comunità
locali alle Grandi Opere dello Stato burocratico
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A
livello esterno, i progetti di CCP devono rifiutare inequivocabilmente ogni
mescolanza con le missioni militari
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Il
Servizio Civile Alternativo va sottoposto a critica serrata perché il degrado
attuale (clientelismo+assistenzialismo) è inammissibile
Rivedere lo specialismo?
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Su
imitazione degli USA, dopo la crisi della “contestazione globale”
post-68, i movimenti alternativi occidentali si sono dati alle specializzazioni
monotematiche.
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Il
pensare globalmente è stato abbandonato per abbracciare un concepire ed agire
settorialmente che avrebbe dovuto, in compenso, garantire efficacia e
concretezza.
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E’
possibile, dopo circa 40 anni (30 per l’Italia), effettuare
un bilancio: settorializzarsi concettualmente
significa, alla resa dei conti, volenti o nolenti, diventare complementari,
gestibili, regolamentabili, integrabili
nel sistema.
Un nodo: l’autonomia dal sistema partitico
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Se è vero che i mestieranti della politica
in Italia – almeno 200.000 stipendiati secondo Gian Antonio Stella - si sono
organizzati in “casta” (e “sottocasta” per quanto riguarda il ceto marginale
“arcobaleno”) ne deriva che gli attivisti sociali devono contrapporsi con
percorsi totalmente indipendenti e, quando è necessario, antagonistici.
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Altrimenti
ci si guadagna il ruolo degli ipocriti farisei “progressisti”: davanti alla
porta della speranza, senza il coraggio di entrare, ma sbarrando il passo
all’ingresso di altri, più meritevoli e persuasi.
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Forse
non ci mancano le idee, forse ci manca il coraggio di
portarle avanti con la capacità dei persuasi di pagare il prezzo dovuto per
affermarle…
Una nuova frontiera: la controinformazione
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La
difficoltà a veicolare idee e proposte alternative
nasce anche dai “buchi” che caratterizzano la democrazia italiana: in primo
luogo una informazione strutturalmente costruita sui padrini e sui padroni
della “casta unica” al potere.
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Darsi
da fare per una “libera informazione in libero Stato”
è un terreno ineludibile per sensibilizzare ed
organizzare la gente in direzione disarmista e
pacifista.
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Forse,
anzi sicuramente, non ci sono le condizioni per fondare “partiti” nonviolenti:
le scarse energie andrebbero meglio investite e concentrate in nuovi circuiti
mediatici nonviolenti. Con l’intenzione di comunicare, non con quella di autocelebrarsi per i “meriti”
passati.
I modelli comunicativi
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In
Italia vige il “giornalismo pennivendolo”, che scrive a comando del padrone (o
del padrino partitico)
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A
livello di nicchia, anche in RAI, sopravvivono elementi di giornalismo
democratico: onesto ed indipendente, ma subalterno
all’ideologia della notizia
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Si
comincia a parlare e a praticare il giornalismo partecipativo: i fatti devono
emergere da un impegno e da un dialogo sociale reso possibile dalle nuove
tecnologie della Rete
Un’alternativa
di metodo e di contenuto
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Alcune
idee-forza contengono in nuce una alternativa
di civiltà
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La
decrescita sostenibile e solidale (si contrappone alla competizione per la
crescita del PIL)
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L’omnicrazia ovvero il potere di tutti (si contrappone alla
delega che degenera in oligarchia, oggi a giustificazione tecnocratica)
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Il
disarmo unilaterale: compiere il primo passo è necessario per preparare la pace
attraverso la pace
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La
difesa sociale nonviolenta (si contrappone all’organizzazione della forza
distruttiva)
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La
disobbedienza civile: il metodo che consente di combattere l’ingiustizia ed il
sopruso senza ricorrere alla violenza organizzata.
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Abbiamo
bisogno di una pratica controinformativa che innovi
sul piano del metodo, ma anche con dei riferimenti di
merito.
La
realtà che ci sta davanti
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Il
giornalismo spazzatura va sempre alla ricerca di “ciò che sta dietro”: complotti,
intrighi, segreti…
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La
comunicazione sociale alternativa cerca di cogliere il pianeta sconosciuto
della vita che scorre sotto i nostri occhi
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Quello
che realmente ci interessa conoscere ci sta davanti,
quello su cui dobbiamo riflettere, quello su cui possiamo e dobbiamo
intervenire
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Il
giornalismo spazzatura vuole farci credere che questo sia “noioso”
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Ma non per nulla affatto noioso sforzarsi di capire davvero il
mondo in cui viviamo e proporsi di trasformarlo
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Forse
è questo il passaggio utile e necessario da percorrere immediatamente, per
lanciare la nostra sfida: organizzarsi, gli antimilitaristi nonviolenti, per
una nuova comunicazione “di massa” da redattori sociali. Per
affrontare dalla parte giusta il “crinale apocalittico della Storia”.