27^
Assemblea Nazionale OSM/DPN
verbale
lavori
La 27^
Assemblea Nazionale OSM/DPN, regolarmente convocata, si svolge a Cattolica (RN)
i giorni 5 e 6 aprile 2008, presso l'Hotel Royal di viale Carducci 30.
I lavori iniziano
sabato 5 aprile alle ore 10.30. Sono presenti, sin da sabato mattina:
Massimo
Aliprandini
Luciano
Benini
Giuseppina
Biddau
Tiziano
Cardosi
Giuseppe
Marazzi
Fiorella
Mazzini
Alfonso
Navarra
Vittorio
Pallotti
Luciano
Setti
Paolo
Spunta
Si
aggiungeranno domenica le seguenti presenze:
Paolo
Bollini
Alberto
Capannini
Mario
Colasante
Luisa
Randi col marito
Luciano
Zambelli
Presidente
dell'Assemblea è nominato Vittorio Pallotti, segretario verbalizzatore Alfonso
Navarra. Votati all'unanimità.
Viene subito
discusso ed approvato all'unanimità l'odg, che prevede la mattina di sabato tre
relazioni:
- quella di segreteria, tenuta da
Massimo Aliprandini
- quella sui pericoli della situazione
internazionale, tenuta da Alfonso Navarra
- quella sui dati della Campagna,
tenuta da Giuseppe Marazzi.
Si
registra l'assenza di Angelo Gandolfi, che avrebbe dovuto svolgere la relazione
sul movimento di obiezione fiscale a livello internazionale. Ma Gandolfi ha
inviato un contributo scritto.
Sabato
mattina si discuterà nel merito delle relazioni.
Sabato
pomeriggio, con Alberto Capannini, dell'Operazione Colomba, si discuterà della
"proposta Zanotelli": l' obiezione fiscale "di pace"
mediante il 5 per mille, lanciata con la campagna “Scelgo la nonviolenza
attiva”.
Quindi
domenica mattina si presenteranno e voteranno eventuali mozioni dell'Assemblea.
Infine si
integrerà il Coordinamento Politico sostituendo i dimissionari.
La relazione
di segreteria, svolta da Massimo Aliprandini a nome del CP, affronta la
situazione politica italiana, lo stato del movimento per la pace, i compiti
della campagna OSM/DPN.
Dal
versante dell’analisi è importante individuare la sostanziale omogeneità sul
tema pace-guerra del governo Prodi rispetto a quello precedente. Invece
dell’uscita dell’Italia dalla guerra permanente e della riduzione delle spese
militari abbiamo avuto il rifinanziamento delle missioni militari all’estero ed
un consistente aumento del budget della difesa. Altre decisioni che hanno
sconcertato e confuso il movimento per la pace sono il “raddoppio” della base
USA di Vicenza, gli JSF35 a Cameri, il contributo allo scudo antimissile, il
rafforzamento della cooperazione militare con Israele (di cui è in parte frutto
anche la missione in Libano).
La
differenza sta che il governo di centro-destra considerava le “missioni di
pace” – in realtà di guerra - fatte dai soldati all’interno dell’alleanza con
gli Stati Uniti (esercito buono che fa la guerra per la pace); il governo di
centro-sinistra invece le promuove in chiave di costruzione di un esercito
europeo con politiche relativamente autonome dagli Stati Uniti. La spesa
militare viene inserita all’interno del rapporto Pil/debito pubblico per
l’acquisizione di commesse sia dagli Stati Uniti sia internazionali (Pakistan,
Israele, Turchia, etc.) sia per la cosiddetta “difesa europea”.
La nostra
proposta, in questo contesto, potrebbe essere riassumibile in tre aspetti:
a) la
linea politica da sconfiggere e denunciare è quella che scaturisce
dall’alleanza fra “destra” e “sinistra” politiche sulla strategia militare ed
internazionale italiana. Quindi non più un riconoscimento di schieramento
(l’apertura di credito verso un governo “amico” o quasi amico o meno nemico …)
ma il conflitto radicale con una linea trasversale militarista comune della
“destra” e della “sinistra”. Questa decisione coinvolge anche i rapporti con i
movimenti pacifisti che invece fanno ragionamenti “zoppi”, prima di
schieramento e poi di contenuto.
b) Di
conseguenza sull’aumento delle spese militari bisognerebbe mantenere uno
spirito ed una pratica di opposizione e di denuncia senza sconti.
c) La
diminuzione delle spese militari avviene attraverso la scelta di un nuovo,
alternativo modello di difesa.
Per
quanto riguarda di obiettivi della Campagna, è da sottolineare preliminarmente
che l’opzione fiscale nasce dall’obiezione di coscienza delle spese militari.
Nel corso degli anni
Alfonso
Navarra propone una
relazione, concordata nell’ultimo CP prima dell’assemblea, dal titolo: “L’apocalisse
prepara l’alternativa nonviolenta”? All’orizzonte si stagliano quattro
cavalieri che annunciano scarsità economica, collasso ecologico, oppressione
politica e guerra infinita… Ma contemporaneamente crescono anche i movimenti di
resistenza umana nel mondo. Negli USA gli attivisti no-war sospingono, con
decisione e coraggio, la campagna pro Obama. Diventa possibile una svolta
epocale in politica estera rispetto all'”unilateralismo militarista” di Bush
(che solo in Iraq è costato 3.000 miliardi di dollari mettendo in ginocchio
l’economia) paragonabile al disarmo unilaterale parziale di Gorbacev: la
cessazione della “guerra unica, globale, preventiva e permanente al terrore”.
Le lotte nonviolente in Tibet, Birmania, etc. possono dimostrare che l’unità
popolare è capace, alla lunga, di prevalere sulle repressioni degli apparati
polizieschi e militari.
Gli
indios in Chiapas ed il successo generale della sinistra in America Latina
anch’essi additano la speranza di un diverso mondo possibile, equo, ecologico e
solidale.
Anche in
Italia bisogna porre attenzione alla crescita del cosiddetto “partito del NO”,
sotto mira da parte della “casta” economico-politico-mediatica. Presunte
“emergenze” (ad es. i rifiuti in Campania) sono state sfruttate per campagne
televisive e giornalistiche contro i “comitati Nimby”: gli oppositori e le
oppositrici della TAV, i contestatori e le contestatrici di basi militari,
autostrade, discariche, depositi di scorie nucleari, rigassificatori… Sarebbero
194 le opere bloccate dalla protesta delle comunità locali. Il “Patto di mutuo
soccorso” viene assimilato all’antipolitica di Beppe Grillo: il rifiuto
irrazionale ed egoistico di assumersi le responsabilità del “progresso”.
Mentre il
pacifismo italiano è in crisi (anche perché affetto dalla “sindrome da governo
amico”) e la nonviolenza dei gruppi storici appare sempre più
“testimonializzata” e disorganizzata,
A livello
interno, andrebbe ricercato – appunto – il collegamento con l’opposizione delle
comunità locali alle Grandi Opere dello Stato burocratico.
A livello
esterno, i progetti di CCP dovrebbero rifiutare inequivocabilmente ogni
mescolanza con le missioni militari.
Il
Servizio Civile Alternativo va sottoposto a critica pubblica serrata perché il
degrado attuale (clientelismo+assistenzialismo) è inammissibile e rischia di
bruciare la credibilità della sperimentazione della difesa alternativa.
Giuseppe
Marazzi illustra i
dati della Campagna 2007. Il numero degli OSM (obiettrici ed obiettori) si è
ridotto a circa 600. Gli OSM hanno versato alla Campagna complessivamente circa
4.000 euro (di cui 595 per il disarmo atomico).
I motivi
del ridimensionamento?
1-
sarebbe mancato l'impegno di alcuni gruppi locali che subiscono la crisi
generale del pacifismo
2-
peserebbe la percezione di non praticabilità degli obiettivi istituzionali
3- la
campagna sul disarmo atomico, con 80 aderenti, non è riuscita a
controbilanciare le defezioni sui fronti tradizionali
4- i
soggetti organizzati nazionali aderiscono formalmente, di fatto delegano e non
si impegnano: i siti web, ad es., non riportano le Guide aggiornate.
Massimo
Aliprandini fa
notare che la Campagna poggia di fatto più sull'impegno dei singoli che non dei
gruppi organizzati. L'identità dell'"obiettore" - e dell’obiettrice - tiene, ma nessuna forza
organizzata la valorizza e capitalizza.
E’ una
identità di grande valore politico e culturale che
L'identità
dell'obiezione, così importante e significativa, non va ceduta per stanchezza
solo perchè qualcuno sogna miraggi irrealistici ed irrangiugibili.
Non
esiste scorciatoia che possa sostituire il lavoro certosino e controcorrente
per tentare, partendo dalla coerenza personale, il radicamento in settori
popolari del rifiuto della violenza
militare.
Vittorio
Pallotti propone,
per il rilancio, di riprendere la "restituzione dei congedi militari"
e la possibilità di iscriversi ad un "albo delle obiettrici e degli
obiettori". Gli ambiziosi obiettivi politici che ci proponiamo,
sintetizzabili nell’opzione fiscale, richiedono una capacità di alleanza con il
movimento per la pace attuale, non l’apertura di conflitti che sottolineino le
divergenze.
Luciano
Setti ritiene
che subiamo l'azione soporifera di politica e media, sempre più controllati
oligarchicamente. "Ci fanno credere che la guerra in cui siamo coinvolti
sia lontana: comunque essa viene spacciata come aiuto umanitario"...
Tiziano
Cardosi riflette
sulla problematica pacifista e disarmista a partire dall'esperienza del
"Patto di mutuo soccorso". I comitati locali che lo costituiscono –
come struttura di collegamento leggera e flessibile - rappresentano una
mobilitazione popolare impattante ed una tendenza culturale significativa che
sta realmente mettendo in crisi le scelte strategiche dell’oligarchia
dominante.
Il Patto
mette insieme – per conoscenza ed aiuto reciproco – le lotte contro le basi
militari e le lotte contro le Grandi Opere: guarda caso esse si oppongono agli
unici settori economici che attualmente “tirano”, vale a dire le armi e il
cemento/energia.
L’Italia
si conferma, suffragata dalla deriva di piccolo colonialismo dalemiano, come
portaerei militarista; ma si riqualifica anche come piattaforma logistica
dell’Europa “sviluppista” . L’attuazione di questa visione, cui necessita la
devastazione dei territori “interni” e la spoliazione delle risorse “esterne”,
comporta necessariamente una politica di guerra come può essere chiaramente
esemplificato dal caso nigeriano.
Se si
parla di CCP forse bisognerebbe guardare più ai NO-TAV della Val di Susa che
non ad esperienze di interventi all’estero magari ideologicamente “caricati”,
ma dall’impatto e dall’efficacia esigui. L’assistenza umanitaria di proporzioni
ridotte non è credibile come proposizione di difesa alternativa al grande
pubblico. Un vizio ideologico – il caricare di grandi ed eccessivi significati
simbolici piccole azioni – è riscontrabile spesso nei gruppi “storici” della
nonviolenza italiana. Si finisce così per arrancare di fatto, al di là delle
buone intenzioni, in un settarismo autoreferenziale, pago di recitare vecchi
slogan come mantra e quasi di coltivare un perfezionamento individuale di
valore essenzialmente testimoniale.
L’augurio
e l’invito, proposti modestamente da un “principiante”, anche per
Luciano
Benini caldeggia
una modalità di approccio che tocchi personalmente la gente. Nella attuale
Campagna si versa una offerta a qualsiasi associazione, non appare chiara né
l’incidenza sul bilancio militare né la finalità politica della DPN. La
proposta Zanotelli può canalizzare una serie di associazioni ad utilizzare la
modalità del 5 per 1.000 verso un Fondo comune che permetterebbe un confronto
collettivo su come lavorare e spendere al meglio per una politica di DPN-CCP
italiana. Il MIR di Vicenza è co-promotore dell’iniziativa, il MIR nazionale ne
sta discutendo.
Massimo
Aliprandini ritiene, anticipando il tema della discussione
dell'indomani, che l'iniziativa di Zanotelli possa costituire una occasione di
ampliamento e rafforzamento della Campagna. La sua proposta è di farla
confluire in un "Fondo per la pace", entità giuridica autonoma
(associazione di scopo), garantita da personalità come lo stesso Zanotelli e da
delegati delle Associazioni promotrici. Il Fondo prevedrebbe tre settori: 1-
antimilitarismo; 2 - DPN; 3 - cultura e università.
Il “Fondo
per la pace” non affatto è la proposta di una Associazione OSM/CCP, strutturata
come Onlus, che dovrebbe sostituire l’attuale Campagna ed essere abilitata a
ricevere i versamenti del 5 per 1000.
Altro
punto importante è l’atteggiamento da tenere nei confronti del nuovo Comitato
DCNAN, istituito dal DM del 17 dicembre 2007, che si è appena insediato
(riunione del 13 marzo 2008).
Nella
prima riunione è stato confermato presidente Pierluigi Consorti (ed il
vicepresidente Giovanni Grandi).
L’ex
presidente Tonino Drago, che si è polemicamente dimesso dopo la bocciatura di
un suo pacchetto di progetti, in un documento che ci ha inviato, parla di
“strumentalizzazione” più che di opportunità e propone una serie di importanti
domande alla nostra riflessione.
Il
problema di fondo è che non siamo affatto garantiti da questo Comitato che si
voglia perseguire seriamente la sperimentazione della DPN. Comunque sia,
bisogna aspettare l’esito delle elezioni che cambierà molte cose…
Gli
interventi di Navarra, Setti, Pallotti, ma anche di Bollini
e Spunta, esprimono dubbi e riserve sulla soluzione di una Associazione
“Fondo per la pace” interna alla Campagna. L'allestimento di una nuova entità
giuridica sperimentale potrebbe creare confusione mentre si ritiene più sicuro
consolidare ed allargare le modalità già rodate. Lo spirito è il seguente: la
Campagna in corso si può si cambiare, riformare, ma bisogna stare molto attenti
ad “abbatterla”, pur con le migliori intenzioni.
In
particolare Lucano Setti ricorda le non commendevoli risse di quando si
riunivano le assemblee degli obiettori e delle obiettrici per decidere la
destinazione dei fondi. Tutto sommato è meglio mantenere le caratteristiche
attuali di pluralismo e flessibilità delle modalità di obiezione.
Il sabato
pomeriggio Alberto Capannini dell’Operazione colomba espone e confronta
la proposta del “5 per 1000 di pace”, in un serrato “botta e risposta” con i
presenti all’assemblea, chiarendo il suo carattere non definitivo e
sperimentale. Anche se “Scelgo la nonviolenza attiva” sarà già lanciata il
lunedì seguente in una conferenza stampa a Roma, presenti Alex Zanotelli ed il
MIR di Vicenza. Capannini afferma: “L’Operazione Colomba crede comunque in
questa iniziativa e ci mette convintamente la faccia”.
"Scelgo
la nonviolenza attiva" propone di dichiararsi obiettori nel seguente modo:
destinando il 5 per mille alle Associazioni che promuovono e realizzano
interventi nonviolenti in aree di conflitto e nelle situazioni di violenza
strutturale.
Questo 5
per Mille verrebbe cumulato in un Fondo Comune, custodito dalle Associazioni, e
sarebbe destinato ad iniziative di pace (Difesa Popolare Nonviolenta e Corpi
Nonviolenti di Pace).
Le
Associazioni già destinatarie del 5 per mille possono aderire alla campagna
dando a loro volta una quota a sostegno della stessa.
Questo
impegno all’obiezione verrebbe chiarito inviando due lettere:
a) Una
all’Associazione prescelta per indicare la propria obiezione alla guerra e per
la difesa alternativa, chiedendo di essere iscritto come obiettore alla guerra
in un apposito albo.
b) Una al
Ministero competente in materia per dichiararsi obiettore alla guerra e per la
difesa popolare nonviolenta chiedendo che l’albo sia formulato anche a livello
nazionale.
Ci
sentiamo costretti a questa scelta dato che lo Stato non obbedisce alle sue
leggi che gli prescrivono di attuare iniziative di difesa civile non armata e
nonviolenta.
La
spiegazione fornita da Capannini, alla prova del costruttivo confronto con gli
OSM, fa tuttavia emergere una serie di problemi tecnici - e politici -
irrisolti, così sintetizzati da Giuseppe Marazzi:
1- La
pratica del 5 per mille, tanto per cominciare, non è tecnicamente una forma di
obiezione di coscienza: non sottrae soldi alle spese militari;
2- E’
irrealistico pensare che le organizzazioni abilitate al 5 per mille si
impegnino congiuntamente in una campagna di raccolta fondi concorrenziale a
quelle per le quali si sono faticosamente attrezzate. I soldi dei contribuenti
– e delle contribuenti - queste organizzazioni li raccolgono comprensibilmente
ciascuna per sé e quindi non sono affatto disponibili a costituire legalmente
un nuovo Fondo ad hoc su cui invitare i contribuenti a versare;
3- Ammesso
che il Fondo lo si riesca a costituire, resta il problema di evitare i litigi
assembleari, ben noti all’esperienza degli OSM, sulla destinazione dei soldi
raccolti. Per questo motivo sarebbe meglio partire avendo già individuato un
unico progetto da proporre al finanziamento: e deve essere un progetto
credibile, di un certo rilievo finanziario, che coinvolga e metta appunto
insieme tutti i soggetti promotori;
4- Ammesso che
si abbia il progetto unitario da proporre al finanziamento popolare, va tenuto
presente che non esiste un collegamento diretto tra il versamento del 5 per
1000 ed il progetto in questione, perché la burocrazia fiscale fa arrivare i
soldi dopo 4 anni, 3 se va bene. Neanche l’entità della cifra raccolta è
preventivabile, in quanto il 5 per mille può diventare benissimo 3 per mille:
l’ultima Finanziaria ha fissato un tetto globale per i versamenti;
5- Se
l’Operazione Colomba, come afferma, non vuole fare la figura di raccoglie i
soldi per sé, deve fare i conti tuttavia con il fatto che, pur avendoli
cercati, non ha trovato i partner associativi né questi si profilano
all’orizzonte.
Alfonso
Navarra ritiene che
Questa
sarebbe la vera novità di “Scelgo la nonviolenza attiva” e la sua eventuale
condizione di validità politica generale e di rimessa in moto di energie
depresse: mettere insieme forze pacifiste finora abituate a competere per una
“lenticchia” di contributi pubblici in una grande iniziativa unitaria da proporre
alla diretta sottoscrizione popolare.
Se il
tutto, per forza di cose, dovesse limitarsi alla sola raccolta di fondi per la
pur meritevole Operazione Colomba è evidente che verrebbe meno il significato
politico generale di prefigurazione dell’alternativa complessiva dei CCP.
Alberto
Capannini si
congeda ringraziando per tutti i suggerimenti e gli spunti pervenuti dalla
discussione; ammette la difficoltà e i problemi dell’iniziativa lanciata
dall’Operazione Colomba, ma ribadisce la determinazione a lanciare la
scommessa. Il suo senso si riassume nella ricerca di una strada semplice, ma
efficace e popolare, con cui dire NO alla politica di guerra, per sostenere gli
interventi nonviolenti in area di conflitto. Il problema è di trovare il modo
più efficace dare un valore pubblico e politico alla scelta di sostenere
un’alternativa nonviolenta all’intervento militare sfruttando gli spazi aperti
proprio dalle conquiste giuridiche della campagna OSM/DPN.
Domenica
mattina i lavori iniziano con la presentazione, da parte di Alfonso Navarra,
delle mozioni che poi, discusse ed emendate, verranno approvate all'unanimità
dall'Assemblea.
Durante
la discussione Paolo Bollini illustra la sua idea di spot televisivo per
pubblicizzare l'obiezione fiscale. La trovata riscuote consensi, al contrario
della proposta
di
collegare l'obiezione antimilitarista con l'obiezione antiabortiva. Diversi
interventi, a partire da quello di Vittorio Pallotti, reagiscono subito
negativamente.
Luisa
Randi e Giuseppina
Biddau ricordano il loro impegno in "Usciamo dal silenzio" e
rivendicano una soggettività femminista che si sente "agiatamente" a
casa nell'antimilitarismo nonviolento.
In
particolare Luisa Randi, da credente cattolica, proclama la sua
insofferenza rispetto al vento culturale che si caratterizza per i toni
medievali intorno alla sessualità femminile e al suo controllo. E' veramente
stanca che, da parte maschile, si straparli di 194 e di aborto, sia da destra,
sia da sinistra, sia da estrema sinistra...
Luciano
Zambelli sente la
necessità che anche da parte nostra la si faccia finita con l'inseguire
corridoietti istituzionali: rivendicassimo almeno, come fanno gli altri,
contributi pubblici! Il problema, per gli antimilitaristi nonviolenti, uomini e
donne, sarebbe, al contrario, di puntare alla capacità di essere riconosciuti
come parte dell'opposizione sociale che resiste alla politica burocratica.
Secondo
Zambelli, riporre ancora una qualche speranza nel Comitato DCNAN, ad esempio,
saprebbe più di caparbia ostinazione che non di ragionevole flessibilità
tattica. "- Sarà pessimismo? Può darsi-". Effettivamente Zambelli non
nutre lo stesso ottimismo del compagno di LDU Navarra sulle potenzialità di
svolta rappresentate dalla candidatura Obama.
La politica
istituzionale, pensa Zambelli, a tutti i livelli, va degenerando e si comincia
a mostrare per la sua essenza oligarchica e costrittiva, esclusiva e razzista,
irrevocabilmente bellica. Un sintomo di ciò dovremmo avvertirlo in questa
stessa campagna elettorale, dove il tema della pace è stato oscurato da tutti i
competitori. La stessa sinistra arcobaleno lo ha marginalizzato. Si è aperto un
vuoto politico e culturale? Ragion di più, da parte nostra, per provare a rapportarci a quelle realtà sociali
emergenti che si mobilitano autonomamente per difendere i diritti e la
vivibilità dei territori.
Zambelli
insiste: dobbiamo smetterla di correre dietro ai gruppetti e ai circoli
accademici che bussano alla greppia pubblica per sopravvivenza di piccola
bottega. La "popolarizzazione" dell'obiezione ha un'unica
possibilità: che le obiettrici e gli obiettori tornino a
"popolarizzarsi", tentando di immergersi nelle lotte delle comunità
di luogo "resistenti". E' la riscoperta della "DPN di base"
che è stata più volte sollecitata dalle nostre mozioni assembleari.
Fiorella
Manzin si aggancia
alla preoccupazione di chi vede snobbato la tematica pacifista nel dibattito
pubblico. Forse bisognerebbe migliorare ed innovare le nostre capacità
comunicative per farci ascoltare di più e quindi capire. Propone il testo di un
volantino da divulgare in periodo elettorale. Lo sforzo è quello di un
linguaggio semplice, chiaro, essenziale, collegato ai problemi che toccano la
vita di tutti i giorni della gente comune. La frase finale è: non votare per un
riarmo!
Mario
Colasante riferisce
delle difficoltà del gruppo di obiettori foggiani.
L'assemblea
si chiude alle ore 13.30 eleggendo, all'unanimità, Tiziano Cardosi nel Coordinamento politico al
posto della dimissionaria Rosanna Mulas ed approvando all'unanimità le mozioni,
già presentate da Alfonso Navarra, nella seguente forma:
MOZIONE
POLITICA
L'Assemblea
delle obiettrici e degli obiettori alle
spese militari per la Difesa popolare nonviolenta (OSM/DPN), riunitasi a
Cattolica il 5 e 6 aprile 2008,
valuta
con favore l'iniziativa, lanciata da Alex Zanotelli, ed accolta da numerose
realtà nonviolente, di una modalità di obiezione di coscienza al riarmo e alla
guerra, esercitabile anche attraverso la destinazione del 5 per mille a
progetti di interposizione nonviolenta all'estero;
invita i
promotori di "Scelgo la nonviolenza attiva" a coordinarsi con la
nostra Campagna OSM/DPN, inserendo questa modalità di obiezione tra le opzioni
offerte dalla nostra Guida pratica;
sottolinea
che, nell'attuale momento politico, la forma principale di costruzione della
DPN (Difesa popolare nonviolenta) deve riguardare l'opposizione chiara e decisa
alla deriva militarista ed autoritaria dello Stato italiano, che partecipa in
modo subalterno alla "guerra contro il terrore" e aggredisce, per
esigenze di business antipopolare, le comunità locali tentando di imporre con
la forza poliziesca, a danno di vitali equilibri sociali ed ambientali,
speculazioni immobiliari, grandi opere infrastrutturali e basi militari;
considera,
che in tale contesto, nell’ambito di una strategia di transarmo, la sperimentabilità
istituzionale della DPN abbia bisogno di una condizione preliminare
ineludibile: la conversione del modello militare da offensivo e nuclearizzato,
in ambito transatlantico, a difensivo e totalmente convenzionale, come sancito
dalla Costituzione, in ambito europeo: quando i governi, attraverso l'esercito,
come oggi succede, violano la Costituzione, fanno guerre neocoloniali e
condividono la preparazione di stermini nucleari è il momento di concentrare le
energie per organizzare, con coraggio e spirito di verità, la disobbedienza
civile diffusa e generalizzata contro lo scempio perpetrato nei confronti del
patto fondamentale di cittadinanza;
suggerisce
che, pur ribadendo l’importanza dell’obiettivo dell’opzione fiscale, nel
momento in cui le articolazioni della politica ufficiale si unificano in una
strategia di guerra, le varie forme di obiezione, inclusa la nostra,
riconoscano sé stesse come percorsi di protesta e di pressione per la riduzione
delle spese militari, da ancorare ad una precisa ed esplicita rivendicazione
del cambiamento del modello di difesa;
l'obiezione
alle spese militari e le varie forme di resistenza nonviolenta devono diventare
l'anima dell'opposizione alla politica militarista italiana e puntare ad
inceppare concretamente la macchina della guerra; noi obiettiamo perchè non
vogliamo pagare per la guerra ed anche perchè vogliamo che tutti i cittadini
possano intanto pagare per il tipo di difesa che è stata chiaramente tratteggiata
dalla Costituzione;
ribadisce,
con questa consapevolezza e questo spirito, l'importanza di sostenere campagne
di sensibilizzazione disarmiste di massa, come le leggi di iniziativa popolare
per un futuro senza atomiche e senza basi militari e di promuovere nuove forme
e linguaggi di comunicazione;
nel
quarantennale dell’assassinio di Martin Luther King, che cade proprio in questi
giorni, di fronte al suo alto esempio, ricorda che la nonviolenza non è acquiescenza
innocua ed accomodante, non è solo sperimentalità costruttiva, ma è obiezione, noncollaborazione,
disobbedienza civile, che comportano rischio per chi le pratica;
raccomanda
a tutte le componenti del movimento per la pace di non ascoltare le sirene
della "legge del minimo sforzo" nel momento in cui - i segni
economici, sociali ed ecologici lo indicano chiaramente - si aggrava una crisi globale di civiltà e si
richiede da parte di ciascuno e di tutti e tutte il massimo di responsabilità e
di impegno: dobbiamo liberarci da vecchie catene che rischiano di trascinarci
nel fondo dell'abisso ed aggrapparci con tutte le nostre forze a piattaforme di
idee e pratiche concrete che galleggino e navighino verso sponde nuove. Sponde
di salvezza comune dell'umanità,
MOZIONE
ORGANIZZATIVA
L'
OSSERVATORIO SULLA DPN, riprendendo i contatti con le realtà locali della
Campagna OSM/DPN, va costituito come
gruppo di lavoro specifico ed aperto delle obiettrici e degli obiettori alle
spese militari, con i seguenti compiti:
1-
informarsi sull'attività del Comitato DCNAN ed incalzarlo: sono da denunciare
eventuali "strumentalizzazioni" di un Servizio Civile schiacciato
sulla solidarietà sociale e comunque degradato a mezzo clientelare ed
assistenziale;
2-
mappare ed interloquire con i gruppi pacifisti, specie locali, per sollecitarne
una disponibilità all'OSM;
3-
studiare e proporre un progetto per il rilancio di una iniziativa contro il
nucleare civile e militare;
4 -
interloquire con i comitati delle cittadine e dei cittadini che difendono le
comunità locali dall'aggressione dello Stato burocratico, cominciando con le
realtà che si oppongono alle basi militari, allo scopo di costruire una Rete
della DPN di base;
5-
organizzare un convegno che proponga, nell'ambito del transarmo, la riduzione
delle spese militari a partire da un modello di difesa
"costituzionale";
6-
affiancare
7-
individuare nuove forme e canali di comunicazione che sperimentino linguaggi
"disintossicati dal pacifistese" e si rivolgano al cittadino/a
comune.