Spese militari. Redditi da
obiezione di
Marinella Correggia
Come si fa a
colpire la "guerra infinita" e chi l'appoggia? L'Italia arriva a oltre 17 mila milioni di euro di spese militari. Che fare? Se l'esercito, con il
famigerato Nuovo modello di difesa, non ha più il compito di difendere la
popolazione italiana -come stabilisce
Una strada è l'obiezione fiscale alle
spese militari. Significa che allo Stato pagheremo un po' meno delle tasse che
gli dobbiamo, per dire -in modo simbolico- che
neghiamo il nostro contributo alle armi.
Attenzione, non è evasione fiscale. La
cifra che non paghiamo allo Stato, infatti, non ce la teniamo in tasca, ma servirà
a finanziare operazioni di pace e interposizione nonviolenta.
Una
campagna di pace L'obiezione alle spese militari è un atto di disobbedienza
civile importante, ma la cerchia degli obiettori deve allargarsi.
Nei suoi vent'anni
di vita, si raggiunse un picco dopo la guerra del Golfo: quasi 10 mila aderenti
nel 1991; poi il numero si stabilizzò intorno a un
migliaio l'anno. "Per questo -dice Massimo Aliprandini
del Coordinamento della campagna Osm-Dpn (Obiezione
alle spese militari-Difesa popolare nonviolenta)-
dopo venti anni puntiamo a modalità diversificate,
alcune più impegnative, altre meno, per dare a tutti la possibilità di
partecipare.
Un numero elevato di obiettori
può darci forza anche nei confronti del parlamento, all'approvazione della
prossima legge Finanziaria ". La campagna Osm
chiederà a chi ci governa di ridurre spese militari, investimenti per missioni
di corpi civili di pace in luoghi di conflitto, e il diritto all'opzione fiscale, cioè la possibilità di finanziare con le
proprie tasse solo la difesa non armata.
I dubbi comuni sull'obiezione fiscale:
"Sarà difficile, io non capisco un bel niente di imposte
e il mio commercialista non è sensibile", oppure "il sindacato che mi
fa la dichiarazione non si prende questa responsabilità", oppure
"sono sempre a credito, già lo Stato mi deve rimborsare", oppure
"rischio di pagare multe, ho sentito che si va incontro al
pignoramento". Tutto vero, ma ci sono anche le "modalità semplificate
di obiezione" e poi il coordinamento della
Campagna è sempre pronto a dare consigli. Quanto alle conseguenze
-amministrative, perché non si rischia nulla di penale- possono essere evitate
scegliendo un tipo più soft di obiezione, o obiettando
al di sotto dei 15 euro. Tuttavia, essere pignorati è un atto che può
coinvolgere la comunità per la risonanza che crea e aumentare la sensibilità
collettiva.
Obiezione
per tutti L'obiezione
fiscale, anche se in forme diverse, possono farla tutti. E cioè: chi è soggetto a trattenuta alla fonte (modello 730),
chi fa il modello Cud (l'ex-101), chi compila il
modello Unico e si trova in una situazione di credito rispetto allo Stato, ma
anche chi è in una situazione di debito rispetto allo Stato, e perfino chi ha
un reddito inferiore al minimo previsto per la dichiarazione e quindi non è
tenuto a presentarla.
L'"opzione" leggera Il modo più semplice per
protestare è l'"opzione" fiscale. Con cui non si rischia nulla,
perché l'azione è slegata dalla dichiarazione dei redditi e la
si può effettuare tutto l'anno.
Bisogna versare un importo a piacere
all'Ufficio nazionale per il servizio civile (istituito presso
Altra possibilità: effettuare
un versamento a organizzazioni non governative (ong)
o organizzazioni non lucrative di finalità sociale (onlus) -indicate dalla
campagna- che realizzano azioni di difesa popolare nonviolenta, attraverso
obiettori di coscienza in missione all'estero.
I contributi alle ong
e alle onlus possono essere legalmente dedotti o detratti nella dichiarazione
dei redditi: questa deduzione/detrazione è un'opzione
fiscale "parziale" : con la detrazione il contribuente toglie allo
Stato una quota di imposta proporzionale al versamento effettuato alla ong o onlus.
L'adesione alla Campagna Osm-Dpn diventa un vero atto di disobbedienza civile -con
successiva sanzione amministrativa- quando chi obietta
"gira" una parte delle sue tasse al Fondo per la pace della Campagna Osm-Dpn, a favore del Fondo nazionale per il servizio
civile o a favore di ong-onlus. La dichiarazione di obiezione va inviata all'agenzia delle entrate e, come
sempre, alla campagna Osm.
Cosa bisogna fare se -in base alla
dichiarazione dei redditi- si è a credito (cioè se è
Se il rimborso non viene
concesso, si può fare ricorso, rischiando però di dover pagare le spese
processuali se vince lo Stato.
Tranquillità
a 15 euro Perfino
nel caso di vera obiezione-disobbedienza, si può stare tranquilli se la cifra
obiettata è inferiore a 15,56 euro: lo Stato non avvierà azioni di recupero,
perché non conviene. Chi invece vuole arrivare al pignoramento, a scopo di sensibilizzazione e protesta, dovrà obiettare per una cifra
un superiore, e poi ignorare le cartelle esattoriali che arriveranno. La
campagna Osm accompagnerà i pignorati nel loro
percorso di resistenza alla guerra.
Informazioni e materiale su www.peacelink.it/amici/cnosm. Oppure
scrivere o telefonare al Coordinamento nazionale della Campagna Osm, c/o Loc, via
M. Pichi 1/E, 20143 Milano, tel. 02-58.10.12.26, fax.
02-58.10.12.20, e-mail: locosm@tin.it.
Desaparecida.
La legge che non c'è Nel lontano
1996 Giovanni Russo Spena, che all'epoca era
senatore, presentò una proposta di legge per rendere legale l'obiezione fiscale
alle spese militari. Il testo prevedeva la facoltà, per il contribuente, di
esercitare una "opzione" sull'imposta, in
proporzione "alle somme che nel bilancio dello Stato vanno alla
costruzione, ammodernamento, rinnovamento, trasformazione, manutenzione
straordinaria e completamento di mezzi e materiali relativi alle componenti
terrestre, navale e aeronautica delle Forze Armate, nonché di ogni altra spesa
relativa agli armamenti". Un'ottima idea. Peccato che il
Parlamento non l'abbia mai messa all'ordine del giorno nella scorsa
legislatura; e che nella nuova non sia stata ancora ripresentata.
Le
vite pignorate di Vittorio e gli altri Vittorio Merlini, agricoltore a Sestola
sull'Appennino emiliano, dove vive nella comunità della Guedrara,
è stato segretario della Difesa popolare nonviolenta nell'ambito della campagna
Osm (continua a lavorare nelle scuole e sul
territorio). È tuttora referente del "Gruppo 1%": chi aderisce
destina l'1% del proprio reddito a progetti di
solidarietà attraverso un fondo comune, una minifondazione (per
"copiare" l'idea potete scrivergli a guedrara@interfree.it). Per
Vittorio, la nonviolenza lavora contro le radici delle guerre, che sono anche
economiche.
"Iniziai a
obiettare alle spese militari agli inizi degli anni '80, poi scoprii che altri
otto avevano fatto lo stesso. Ci mettemmo 'in rete' e
da lì nacque la campagna Osm. Nell'
Col tempo le esattorie sono diventate
più malleabili, permettendo il pignoramento di oggetti
della casa per il doppio del valore dell'obiezione.
"Allora ci si faceva pignorare
libri sulla pace, prodotti equi -ricorda ancora Vittorio-, poi si coinvolgevano
gli amici nel riacquisto quando lo Stato li metteva
all'asta. Era comunque oneroso, ma era un momento di
sensibilizzazione e crescita, la stampa ne parlava, si organizzavano incontri
pubblici".
In tutti questi anni sono cambiate
molte cose, ma non è stato ancora raggiunto l'obiettivo: acquisire nel nostro
ordinamento principi di difesa diversa, non armata. Conferma Vittorio: "Il
giudice dei pignoramenti ci diceva: 'Posso darvi
ragione, ma finché non c'è una legge che riconosca il vostro atto…'".
Da
Comiso in poi. Vent'anni di
difesa popolare nonviolenta Una ventenne dal luminoso futuro, si
spera. Fu lanciata nel 1982 la Campagna di obiezione
alle spese militari (Osm): così i pacifisti e
nonviolenti rispondevano all'installazione dei missili a Comiso
e tentavano le prime sperimentazioni di Difesa popolare nonviolenta (Dpn). Dai 420 aderenti del primo anno si arrivò a 9.800 nel
1991, pochi mesi dopo la fine della guerra del Golfo, il primo conflitto
internazionale a cui l'Italia partecipò dalla fine della seconda Guerra
mondiale. Poi la cifra degli obiettori si ridusse a
una media standard di un migliaio all'anno.
Coordinata dalla Lega obiettori di
coscienza (Loc), la campagna Osm
raccoglie l'adesione di associazioni pacifiste e
nonviolente: Lega obiettori di coscienza, Berretti Bianchi, Papa Giovanni
XXIII, Associazione per la pace, Beati i costruttori di pace, Lega per il
disarmo unilaterale, Pax Christi.
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