Il turismo vale il 6,2%, il 9,6%, il 10,8% o il 13% del PIL? Percentuali così diverse possono convivere nel dibattito perché non sempre misurano la stessa cosa. Per capire quanto vale il turismo in Italia bisogna verificare almeno tre elementi: che cosa comprende il dato, a quale anno si riferisce e quale fonte lo ha prodotto. Nel perimetro ufficiale Istat, per il 2023, le risposte principali sono due: il contributo diretto al PIL è del 5%, mentre con gli effetti indiretti si arriva al 9,6%.
Quanto vale il turismo in Italia secondo l’Istat
Il Conto satellite del turismo per l’Italia relativo al 2023 stima un consumo turistico interno di 202,7 miliardi di euro a prezzi correnti. Questa cifra misura la domanda turistica, non il PIL e neppure il fatturato complessivo delle imprese del settore.
Il contributo direttamente attribuito a quella domanda è pari a 106,8 miliardi di euro, il 5% del PIL italiano. Se si considera anche l’attivazione degli altri settori produttivi, il valore raggiunge 206,4 miliardi, pari al 9,6% del PIL. È quindi corretto usare entrambe le percentuali, purché si specifichi che la prima riguarda il contributo diretto e la seconda comprende anche gli effetti indiretti.
La spesa turistica non coincide con il PIL
Dei 202,7 miliardi di consumo turistico interno, il 40,7% deriva dai visitatori residenti in Italia e il 37,5% dai non residenti. Il restante 21,7% comprende altre componenti, tra cui le seconde case per vacanza e i viaggi d’affari.
Questa spesa racconta quanto viene domandato dai visitatori. Il PIL misura invece il valore prodotto nell’economia. Le due grandezze sono collegate, ma non intercambiabili: chiamare i 202,7 miliardi valore del PIL turistico porterebbe a una conclusione sbagliata. Per la stessa ragione, non è una contraddizione che il contributo diretto e indiretto al PIL, pari a 206,4 miliardi, sia vicino ma non identico alla spesa turistica.
Il Conto satellite del turismo serve proprio a collegare la domanda dei visitatori alle attività economiche che la soddisfano, mantenendo criteri coerenti con i conti nazionali. È necessario perché il turismo non corrisponde a una sola industria: coinvolge alloggi, ristorazione, trasporti, commercio e numerosi altri servizi.
Contributo diretto, indiretto e indotto
Il contributo diretto riguarda il valore attribuito alla domanda turistica nelle attività che forniscono direttamente beni e servizi ai visitatori. È il perimetro al quale corrispondono i 106,8 miliardi e il 5% del PIL.
Gli effetti indiretti derivano invece dagli acquisti e dalle produzioni attivati lungo la catena dei fornitori. Un albergo, per esempio, richiede energia, manutenzione, servizi professionali e prodotti alimentari. Queste attività non sono necessariamente turistiche in sé, ma una loro parte viene sostenuta dalla domanda turistica. Considerando tale attivazione, il conto Istat arriva al 9,6% del PIL.
Perché la parola indotto può creare equivoci
Nel linguaggio corrente, indotto viene spesso usato per indicare tutto ciò che ruota intorno al turismo. In alcune stime assume però un significato ancora più ampio e comprende anche la spesa successiva delle persone che ricevono redditi grazie alle attività turistiche. Questo effetto, definito talvolta indotto o indotto di consumo, non va confuso automaticamente con gli effetti indiretti misurati nel dato Istat del 9,6%.
Da qui nasce anche la distanza rispetto alla stima del 18% del PIL e di 368 miliardi di euro circolata nel 2024, derivata da uno studio di Fondazione Tor Vergata e Openeconomics. Il calcolo adotta un perimetro più esteso, che comprende la spesa finanziata dai redditi generati dal turismo. Non è quindi una seconda misura ufficiale Istat né un dato direttamente confrontabile con il contributo diretto del 5%.
Occupazione e redditi misurano altri aspetti
Nel 2023 le industrie turistiche impiegavano oltre 4 milioni di posizioni lavorative, pari al 14,4% di quelle presenti nell’intera economia. Alloggio, ristorazione e commercio ne concentravano complessivamente più dell’80%.
Il termine posizioni lavorative va conservato: non indica necessariamente quattro milioni di persone distinte. Una posizione corrisponde a un rapporto o a un’attività lavorativa e una stessa persona può averne più di una. Il 14,4%, inoltre, è una quota occupazionale e non può essere messo sullo stesso piano del 5% o del 9,6% del PIL.
Un’altra misura sono i redditi da lavoro dipendente erogati dalle industrie turistiche: 76,5 miliardi di euro nel 2023, pari al 9,3% del totale dell’economia. Sono le retribuzioni dei dipendenti, non il valore prodotto dal turismo e neppure la spesa sostenuta dai visitatori.
Perché le stime sul turismo cambiano
Prima ancora della cifra, conta il perimetro. Una stima può includere solo il contributo diretto, un’altra aggiungere gli effetti sui fornitori e una terza estendere il calcolo ai consumi finanziati dai redditi generati. Anche il periodo fa la differenza: confrontare valori nominali di anni diversi senza considerare l’andamento dei prezzi può restituire un’immagine distorta.
Nemmeno i dati Istat vanno collegati in modo automatico alle vecchie edizioni. I risultati per il 2023 incorporano nuove fonti, innovazioni metodologiche e la revisione generale dei conti nazionali di settembre 2024. L’Istat li considera quindi non direttamente confrontabili con le precedenti pubblicazioni italiane. La pagina istituzionale segnala inoltre una rettifica della figura 2 e dei relativi commenti effettuata il 22 maggio 2026.
La stessa prudenza serve quando si accostano Istat, Eurostat e stime di settore. Un indicatore europeo può essere utile per confrontare i Paesi, ma, se misura soltanto il contributo diretto, non può essere messo accanto al 9,6% comprensivo degli effetti indiretti. Una stima di settore può invece adottare ipotesi più ampie: può essere utile nel proprio contesto, ma deve rendere riconoscibili le componenti incluse.
Domande frequenti
Quanto vale il turismo sul PIL italiano?
Nel 2023 il contributo diretto del turismo è stato stimato dall’Istat in 106,8 miliardi di euro, pari al 5% del PIL. Comprendendo anche gli effetti indiretti sugli altri settori produttivi, si arriva a 206,4 miliardi, cioè al 9,6%. La risposta corretta dipende dunque dal perimetro dichiarato.
Quali sono i problemi del turismo di massa?
Il contributo nazionale al PIL non mostra come i flussi siano distribuiti sul territorio e durante l’anno. Per valutare il turismo di massa occorre osservare anche la concentrazione dei visitatori, la pressione su trasporti e servizi locali, gli effetti sull’abitazione, il carico ambientale e la qualità del lavoro. Sono aspetti diversi dal valore economico aggregato: una destinazione può generare reddito e, nello stesso tempo, dover gestire costi locali elevati.
La regola per citare una percentuale
Non esiste un unico numero valido in ogni contesto. Prima di citare quanto pesa il turismo sull’economia italiana bisogna dichiarare metrica, anno e fonte: 5% significa contributo diretto al PIL nel 2023; 9,6% significa contributo diretto più effetti indiretti nello stesso anno. Senza queste tre informazioni, anche una cifra corretta rischia di raccontare una cosa diversa da quella che misura.
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